Colloqui difensivi in carcere, esposto al Ministero sulla Casa Circondariale di Catanzaro
L’avvocato Carmine Curatolo denuncia presunte limitazioni all’esercizio della difesa e chiede accertamenti ispettivi. La vicenda è stata segnalata al Ministero della Giustizia, al DAP e agli organismi forensi
Due episodi verificatisi all’interno della Casa Circondariale di Catanzaro sono al centro di un esposto presentato dall’avvocato Carmine Curatolo, del Foro di Paola, che ha chiesto l’intervento del Ministero della Giustizia e dell’Amministrazione Penitenziaria per accertare eventuali criticità nella gestione dei colloqui difensivi con i detenuti.
L’atto è stato trasmesso al Ministero della Giustizia, al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Calabria, nonché all’Unione delle Camere Penali Italiane, alla Camera Penale di Catanzaro e al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Paola.
Secondo quanto riferito dal professionista, il primo episodio risale all’8 maggio scorso. Durante un colloquio con tre detenuti coimputati nel medesimo procedimento penale e assistiti dallo stesso difensore, un appartenente alla Polizia Penitenziaria avrebbe disposto che gli incontri si svolgessero separatamente, richiamando presunte disposizioni interne e direttive organizzative dell’istituto.
L’avvocato avrebbe contestato la decisione ritenendola priva di fondamento normativo. Nell’esposto si fa inoltre riferimento a modalità comunicative e comportamenti che il legale considera lesivi della propria dignità professionale e potenzialmente idonei a compromettere il rapporto fiduciario con gli assistiti.
Il secondo episodio, ritenuto particolarmente significativo dal professionista, si sarebbe verificato il 9 giugno 2026. In quella circostanza erano stati autorizzati cinque colloqui difensivi consecutivi con altrettanti detenuti. A causa di un ritardo di circa venti minuti rispetto all’orario programmato, l’avvocato sostiene di essere stato informato dell’annullamento di tutti gli incontri e dell’assegnazione della sala colloqui ad altre attività.
Una decisione che il legale definisce sproporzionata, osservando come il ritardo avrebbe potuto incidere sulla durata dei colloqui ma non necessariamente determinarne la cancellazione integrale.
Nell’esposto viene inoltre riportata una frase che sarebbe stata pronunciata da personale dell’istituto in risposta alla richiesta di conferire con il direttore del carcere. Circostanza che, secondo il professionista, meriterebbe ulteriori approfondimenti sotto il profilo istituzionale.
Pur senza formulare accuse definitive, Curatolo evidenzia come entrambi gli episodi abbiano riguardato il medesimo istituto penitenziario e siano stati giustificati mediante il richiamo a disposizioni interne non meglio specificate. Per questo motivo, il legale chiede che le verifiche non si limitino ai singoli fatti ma si estendano all’eventuale esistenza di prassi organizzative suscettibili di incidere sull’esercizio del diritto di difesa.
Tra le richieste avanzate figurano l’avvio di accertamenti ispettivi, l’acquisizione delle registrazioni di videosorveglianza, l’identificazione del personale coinvolto, la verifica delle condotte segnalate e l’acquisizione di eventuali direttive o ordini di servizio richiamati a giustificazione delle decisioni adottate.
La vicenda è ora all’attenzione degli organi competenti, chiamati a verificare la fondatezza delle circostanze esposte e ad accertare eventuali responsabilità.