Da Garrincha a Zidane, passando per lo Zaire: i Mondiali come specchio della storia. Da Catanzaro parte il viaggio del nuovo libro di Giuseppe Ranieri
Presentata nell’ambito della rassegna “daMargherita” l’ultima fatica letteraria del docente e scrittore catanzarese: un viaggio tra campioni, dittature, geopolitica e trasformazioni sociali
Non soltanto partite, trofei e classifiche. Ma dittature, rivoluzioni, propaganda, riscatto sociale e identità collettive. È questa la prospettiva da cui Giuseppe Ranieri osserva la Coppa del Mondo nel suo Breve storia sociale dei Mondiali di calcio (Milieu, 2026), presentato per la prima volta a Catanzaro nell'ambito della rassegna culturale #daMargherita, prima dell'avvio del tour nazionale che prenderà il via il 5 luglio. Il volume ripercorre quasi un secolo di Mondiali mostrando come il torneo sia stato, fin dalle origini, uno dei luoghi privilegiati nei quali leggere i grandi cambiamenti della storia contemporanea.
Catanzaro, al via domani la rassegna “da Margherita” nella villa comunale. Ecco il programmaAd accompagnare l'autore nel dialogo sono stati la giornalista Rosita Mercatante e il docente dell'Università Magna Graecia, Domenico Bilotti. Al centro del libro c'è una tesi tanto semplice quanto efficace: i Mondiali di calcio non raccontano soltanto lo sport, ma il mondo. Ogni edizione diventa il riflesso del proprio tempo, delle tensioni internazionali, delle trasformazioni economiche, dei cambiamenti culturali e dei rapporti di forza tra gli Stati. Dal Mondiale del 1934 utilizzato dalla propaganda fascista fino al Qatar del 2022, passando per la Guerra fredda, le dittature sudamericane e l'affermazione della televisione globale, la Coppa del Mondo viene riletta come un osservatorio privilegiato della storia contemporanea.
Ranieri accompagna il lettore attraverso ventidue edizioni del torneo, intrecciando grandi eventi geopolitici e vicende apparentemente marginali, restituendo dignità a storie dimenticate e mostrando come il calcio sia stato spesso terreno di diplomazia alternativa, strumento di legittimazione politica e, allo stesso tempo, luogo di identità collettiva e partecipazione popolare.
«Per Ranieri, ha spiegato Mercatante, il calcio è certamente uno strumento di consenso e di esercizio del potere — basti pensare all'Italia fascista del 1934 o all'Argentina di Videla nel 1978 — ma è anche il luogo in cui emergono contraddizioni, speranze e conflitti che attraversano le società». Lo dimostrano soprattutto i protagonisti scelti nel libro. Non semplicemente i campioni più vincenti, ma figure che hanno saputo incarnare un'epoca. C'è il Brasile di Garrincha, il fuoriclasse nato nella povertà, con il corpo segnato da malformazioni e destinato a diventare simbolo del calcio popolare e spontaneo di un Paese in piena trasformazione. C'è Lev Yashin, il "Ragno Nero", unico portiere ad aver conquistato il Pallone d'Oro, diventato il volto sportivo dell'Unione Sovietica nel pieno della Guerra fredda. E poi Sócrates, che travalicò i confini del campo trasformando il calcio in uno strumento di partecipazione democratica attraverso l'esperienza della Democracia Corinthiana, dimostrando come uno spogliatoio potesse diventare anche un laboratorio politico.
La riflessione si spinge fino ai Mondiali più recenti, dove emerge una figura come Zinedine Zidane, probabilmente l'icona più ambivalente della contemporaneità. Genio calcistico e figlio dell'immigrazione algerina in Francia, eroe nazionale e protagonista di uno dei gesti più controversi della storia del torneo con la testata nella finale del 2006. Un episodio che, nelle pagine del libro, diventa il simbolo di una nuova stagione in cui gli eroi sportivi appaiono sempre più fragili, umani e sottoposti a una continua esposizione mediatica. Accanto ai grandi campioni trovano spazio anche le storie delle nazionali dimenticate. Come quella dello Zaire, costretto a partecipare ai Mondiali del 1974 sotto il controllo del regime di Mobutu, o quella di El Salvador, arrivata ai Mondiali del 1982 dopo aver attraversato guerra civile, repressione e profonde disuguaglianze sociali. Vicende che raccontano il volto meno celebrativo della Coppa del Mondo, ricordando come dietro il grande spettacolo globale si nascondano spesso povertà, autoritarismi e rapporti di forza internazionali.
Non è un caso, ha osservato Bilotti, che una casa editrice come Milieu abbia scelto proprio Giuseppe Ranieri per scrivere la storia sociale dei Mondiali. Docente di lettere, storia e geografia, scrittore, saggista, ultras del Catanzaro e attivista sindacale, Ranieri è uno dei fondatori di "sportpopolare.it" e della rivista online "Linea Meridiana; collabora con le riviste "Zapruder" e "Ultras life" e porta avanti da anni un lavoro di ricerca che attraversa storia contemporanea, cultura popolare e cultura sportiva. Il dibattito si è soffermato anche sull'evoluzione più recente del torneo. Dalla televisione globale alle sponsorizzazioni, fino all'espansione del business internazionale, nel libro Ranieri mostra come i Mondiali abbiano progressivamente cambiato natura. Le edizioni del Sudafrica 2010 e del Brasile 2014 diventano esempi emblematici delle contraddizioni dei grandi eventi contemporanei, tra promesse di sviluppo, marketing territoriale e tensioni sociali, mentre le assegnazioni a Russia e Qatar riportano al centro il ruolo sempre più politico della FIFA.
La presentazione catanzarese ha così restituito il senso profondo del volume: utilizzare il calcio per raccontare la storia del Novecento e del nuovo millennio. Perché cambiano i protagonisti, cambiano gli equilibri geopolitici, cambia il peso del denaro e della comunicazione globale, ma il calcio conserva ancora la capacità di riflettere le tensioni, le speranze e le contraddizioni della società che lo produce.