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05/07/2026 ore 06.15
Attualità

Davoli, il progetto “InDavoli” compie un anno: cinque inserimenti lavorativi e una rete pronta ad allargarsi

Presentati i risultati del primo anno dell’iniziativa dedicata all’inclusione lavorativa: istituzioni, imprese e mondo sanitario concordano sulla necessità di estendere il modello ad altri territori

di Francesco Mazzoleni

Si è tenuto, all’interno del Centro Polifunzionale di Davoli, l’incontro dedicato alla presentazione dei risultati raggiunti dal progetto “InDavoli” nel corso del suo primo anno di attività. Ad aprire l’evento è stato il sindaco del comune del Basso Ionio, Giuseppe Papaleo, che ha innanzitutto voluto ringraziare l’assessora Giuseppina Zangari, promotrice dell’iniziativa, per poi soffermarsi sull’importanza del progetto, sottolineandone la capacità di creare una rete tra istituzioni politiche e sanitarie, famiglie e imprese del territorio. Il sindaco ha inoltre espresso l’ambizione di portare questa idea di inclusione lavorativa oltre i confini comunali, così da garantire maggiore visibilità al progetto e favorirne una diffusione più ampia. Successivamente è intervenuto Alessandro Catalano, segretario del CROAS, che ha evidenziato come Davoli rappresenti oggi un punto di riferimento sul tema dell’inclusione lavorativa, dimostrando concretamente come un’amministrazione locale possa incidere positivamente su questo fronte. A seguire, la parola è passata a Maurizio Menniti, fondatore di JobAut, impresa sociale nata con l’obiettivo di favorire l’inserimento nel mondo del lavoro delle persone nello spettro dell’autismo.

Nel corso del suo intervento, Menniti ha affermato: «Non esistono persone sbagliate per il lavoro, ma servono contesti progettati per accogliere tutti. A Davoli si sta provando a dare una risposta in questo senso». È poi intervenuta l’assessora alle Politiche sociali, Giuseppina Zangari, la quale ha spiegato che il progetto «nasce dal cambiamento che deve essere generato» e che il modello può essere replicato anche in altre realtà territoriali. Zangari ha quindi illustrato i risultati raggiunti nel primo anno di attività, con l’inserimento di cinque persone in cinque aziende differenti, operanti in settori diversi, risultato reso possibile grazie all’investimento di 7 mila euro stanziato dal Comune. In conclusione del suo intervento, l’assessora ha evidenziato come la rete costruita attorno al progetto “InDavoli” si stia progressivamente ampliando, coinvolgendo un numero crescente di comuni e aziende grazie anche alla collaborazione di Confimprenditori Soverato. Successivamente è intervenuta anche la presidente di Confimprenditori Soverato, Maria Tassone, che ha ribadito come «l’inclusione debba rappresentare una strategia di crescita e “InDavoli” costituisca un punto di partenza e un modello da seguire».

Spazio, nel corso dell’incontro, anche ai rappresentanti del mondo sanitario. Tra questi Eleonora Tsumaropulos, dirigente della Direzione sanitaria dell’Asp di Catanzaro, che ha espresso sostegno alla possibilità di estendere l’iniziativa a un numero maggiore di comuni. La dottoressa Maria Rosaria Barone, del Dipartimento di Neuropsichiatria di Soverato, ha invece sottolineato l’importanza di costruire un percorso strutturato, raccontando come alcuni ragazzi abbiano inizialmente manifestato timore nell’approcciarsi al lavoro e di quanto, proprio per questo, sia fondamentale accompagnarli lungo questo percorso. A seguire è intervenuto il direttore del Dipartimento di Salute mentale di Soverato, Michele Rossi, accompagnato dai rappresentanti del Centro di Salute Mentale, la dottoressa Raffaele e il dottor Loiacono. Nel loro intervento è stato evidenziato che «tutti i ragazzi hanno registrato miglioramenti in ambito lavorativo, acquisendo maggiore autonomia. L’elemento fondamentale nel raggiungimento di questi risultati è stato l’abbinamento tra lavoratore e azienda, effettuato sulla base delle capacità di ciascuno. L’obiettivo è quello di estendere il progetto a un campione più ampio». L’ultimo intervento istituzionale dell’incontro è stato affidato a Cosimo Cuomo, dirigente del Terzo Settore della Regione Calabria, che ha ribadito come il progetto “InDavoli” possieda tutte le caratteristiche per diventare un progetto pilota e rappresentare un’esperienza concreta da replicare anche in altri contesti territoriali. In chiusura è stato lasciato spazio alle famiglie e alle aziende coinvolte, che hanno raccontato in prima persona il proprio percorso e gli effetti concreti che questa iniziativa ha avuto nella vita quotidiana e lavorativa dei partecipanti. Un momento conclusivo che ha restituito il senso più profondo del progetto: trasformare l’inclusione da principio teorico a opportunità concreta, attraverso una rete territoriale capace di mettere in dialogo istituzioni, imprese, servizi sanitari e comunità.