Famiglie con pazienti oncologici: Procopio porta sul palco frammenti di vita quotidiana, le paure e le speranze
Emozioni, risate ed occhi lucidi al Comunale per “Quel cuore che ti amava tanto”, commedia del Teatro Hercules riproposta in chiave benefica per un progetto del Centro Calabrese di Solidarietà
Serata di profondi contenuti emotivi e sociali al Teatro Comunale di Catanzaro per " Quel Cuore Che Ti Amava Tanto" , commedia imperniata sulla diffusa e dolorosa realtà delle malattie oncologiche.
Una storia che narra le vicende di una ragazza malata terminale.
«Io racconto come vive una famiglia la sua quotidianità – ha detto al nostro Network LaC il direttore artistico di Teatro Hercules Piero Procopio – ma con il peso di un dramma di questo tipo. Le famiglie devono fare la spesa, devono pagare le bollette, devono sorridere, piangere, sperare e disperare allo stesso tempo».
Emozioni indicibili anche sul palco
Oscillando tra siparietti comici e travagliati dialoghi intimi, la narrazione verte sui rapporti tra un padre e le due giovani figlie. Una, malata di rarissimo tumore al cuore e bisognosa di trapianto per avere speranze di sopravvivere, che si aggrappa alla vita in modo leggero e disperato; e l'altra che soffre la disaffezione del genitore, reagendo con disinvoltura e disinibizione alla mancanza della madre ed alla lontananza affettiva del padre.
«Le emozioni che abbiamo provato sono indicibili – continua Procopio – al termine delle prove generali avevamo tutti gli occhi rossi dalle lacrime. E' uno spettacolo potente, ma anche un inno alla vita, quindi ciò che vogliamo tutti alla fine di questo spettacolo è vivere la vita, stare bene e stare su questa meravigliosa Terra il più a lungo possibile».
Perfetto a questo punto la finalità dell'iniziativa.
«Abbiamo sposato un progetto con il Centro Calabrese di Solidarietà, t utto il ricavato andrà in beneficenza ea noi fa piacere comunque essere una piccola goccia nel mare, a sostegno della Comunità terapeutica Villa Emilia del Centro Calabrese di Solidarietà ETS».
Sul palcoscenico, oltre allo stesso Piero Procopio, il figlio Mattia , e poi Vanessa Curto , Valentina Rames , Teresa Barbagallo e Rossella Petrillo .
Risoluzione accordi Villa Emilia
Al termine, dopo le meritatissime ovazioni del pubblico, dal palco i ringraziamenti di Isolina Mantelli, presidente del CCS, insieme ai componenti del settore fundraising Vittoria Scarpino, Katia Vitale e Nino Piterà.
«Essere qui questa sera significa scegliere di stare accanto alla parte più fragile, ma anche più forte, della nostra società», ha affermato Mantelli. «Più fragile per le ferite, la solitudine e le difficoltà vissute da tante persone; più forte perché capace ancora di sperare, rialzarsi e ricominciare».
Il progetto punta alla riqualificazione degli spazi esterni della comunità terapeutica Villa Emilia attraverso il recupero del campo sportivo e la realizzazione di nuove aree di incontro e aggregazione. Gazebo, spazi accoglienti, luoghi dedicati allo sport, alle famiglie e alle relazioni umane: non semplicemente opere materiali, ma strumenti per favorire percorsi di rinascita personale e collettiva.
«Vorremmo lasciare ai nostri ragazzi uno spazio dove poter giocare a calcio, ma soprattutto dove poter tornare a giocarsi la vita – hanno sottolineato ancora Scarpino, Vitale e Piterà –. Perché dietro ogni percorso di recupero ci sono relazioni, ascolto, condivisione e possibilità di ricominciare».
Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche al Rotary Club Catanzaro e alla presidente Maria Vittoria Raschellà «per aver dato ai ragazzi la possibilità di essere presenti a teatro e vivere questa serata insieme alla città», oltre che alle studentesse del Corso di laurea in Comunicazione e società digitali dell'Università della Calabria che si sono occupate della comunicazione dell'evento.
Alla fine dello spettacolo, tra applausi lunghi e occhi lucidi, il senso più autentico della serata era chiaro a tutti: non soltanto assistere a una rappresentazione teatrale, ma scegliere di essere parte di una comunità capace ancora di prendersi cura delle proprie fragilità