Gerardo Sacco riceve le Chiavi di Catanzaro: «Mi avete dato fiducia quando avevo ancora tutto da dimostrare»
Il commosso discorso del maestro orafo che celebra il legame indissolubile con la città: «I catanzaresi credettero in me dopo una dolorosa rapina, mentre altri si voltarono dall'altra parte. Dedico questo riconoscimento ai giovani: credete nei vostri sogni restando in Calabria»
Conferite le Chiavi del Comune di Catanzaro al maestro orafo Gerardo Sacco. Su proposta del sindaco Nicola Fiorita, il Consiglio comunale del capoluogo di regione ha inteso promuovere un momento solenne – aperto a tutta la cittadinanza – per rendere omaggio a una delle più autorevoli eccellenze calabresi, protagonista di una straordinaria storia artistica e umana che, pur affermandosi a livello nazionale e internazionale, ha sempre mantenuto un profondo legame con la terra della Magna Graecia e, in particolare, con la città di Catanzaro.
Di seguito il discorso ufficiale che Gerardo Sacco aveva preparato in occasione del Consiglio comunale di oggi pomeriggio. Alla fine, però, il Maestro ha preferito andare a braccio e consegnare il discorso agli atti perché venga allegato alla delibera con cui gli è stata conferita l'onorificenza.
Signor Presidente del Consiglio Comunale,
Signor Sindaco,
Autorità civili e istituzionali,
gentili ospiti, care amiche e cari amici,
ricevere le Chiavi della città di Catanzaro rappresenta per me un onore profondo, uno di quei momenti che rimangono impressi non soltanto nella memoria, ma soprattutto nel cuore. Ringrazio sinceramente l’Amministrazione comunale, il Presidente del Consiglio Comunale, avvocato Gianmichele Bosco, il Sindaco Prof. Nicola Fiorita e tutti coloro che hanno voluto attribuirmi un riconoscimento così prestigioso e ricco di significato.
Le chiavi sono da sempre simbolo di fiducia, di accoglienza e di appartenenza. Riceverle significa essere accolti nella storia e nella comunità di una città. Per questo le custodirò con grande rispetto, consapevole che esse non rappresentano soltanto un riconoscimento alla mia persona, ma anche un omaggio al lavoro, all’artigianato, alla creatività e alla cultura della nostra terra.
La mia storia è nata in Calabria, tra le sue bellezze, le sue tradizioni, le sus difficoltà e la straordinaria forza della sua gente. È da questa terra che ho tratto l’ispirazione per il mio lavoro: dai reperti della Magna Grecia, dai simboli antichi, dai colori del mare, dalla fede, dalle leggende e dalle mani sapienti dei nostri artigiani. In ogni gioiello che ho realizzato ho cercato di raccontare un frammento della Calabria. Ho sempre desiderato che le mie opere non fossero soltanto oggetti preziosi, ma piccoli racconti capaci di portare nel mondo la nostra identità, la nostra cultura e la nostra dignità.
Catanzaro rappresenta pienamente questa identità: è una città orgogliosa e operosa, capace di custodire le proprie radici e, nello stesso tempo, di guardare al futuro. Forse per le mie origini, nella mia città non sempre riuscivano a riconoscere il valore del mio lavoro e della mia creatività. Quando cominciai a frequentare Catanzaro, invece, accadde qualcosa che non ho mai dimenticato. Conobbi persone che si rivolgevano a me chiamandomi “Don Gerardo”. Può sembrare soltanto un modo di dire, ma per il ragazzo che ero rappresentava moltissimo. Mi faceva sentire rispettato, considerato, importante. I catanzaresi furono tra i primi a dare valore non soltanto ai gioielli che realizzavo, ma anche alle mie idee e alla mia creatività.
Alcuni amici mi misero persino a disposizione un appartamento nel quartiere San Leonardo. Il sabato mi recavo a Catanzaro e lì incontravo professionisti, medici, primari e tante persone della società catanzarese. Portavano con sé le pietre e i gioielli di famiglia da trasformare e io, davanti a loro, realizzavo gli schizzi, preparavo i disegni e formulavo i preventivi. Poi tornavo a Crotone, lavoravo durante la settimana e il sabato successivo portavo le bozze e le proposte dei gioielli. Posso quindi affermare che alcuni dei primi veri estimatori che diedero fiducia alla mia creatività furono proprio i catanzaresi.
Tra le persone che ricordo con particolare affetto c’era il giudice Blasco, un uomo meraviglioso, allora presidente del Circolo Unione di Catanzaro, considerato il circolo della nobiltà cittadina. Fu lui a invitarmi a organizzare una mostra. Quella al Circolo Unione, sul corso principale di Catanzaro, a poche centinaia di metri dall’attuale showroom, fu la mia prima vera mostra. Non avevo mai visto tanta gente interessarsi al mio lavoro. In quel periodo facevo tutto personalmente. Ero l’artista, l’espositore, quello che comunicava l’evento e persino quello che costruiva gli allestimenti.
Mi aiutava con gli espositori un mio caro amico, Orlando Sestito; eravamo tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, quando cominciava a diffondersi il polistirolo. Io ne rimasi affascinato. Andavo nel laboratorio di Orlando e, con un ferro caldo, tagliavo e modellavo personalmente il materiale per creare gli espositori. Ogni dettaglio nasceva direttamente dalle mie mani. Oggi ho la fortuna di avere una squadra straordinaria, composta da persone che si occupano con competenza di ogni aspetto del nostro lavoro. Ma allora bisognava inventare tutto, costruire tutto e imparare giorno dopo giorno.
La mostra ebbe un successo incredibile. Arrivarono i primi attestati, i primi articoli sui giornali e, successivamente, anche le sfilate organizzate nella piscina del mitico Don Guglielmo Papaleo a Copanello, un’altra persona che ricordo con grande affetto e profonda nostalgia; con lui per la prima volta non pagavo un hotel e ristorante, facendomi sentire una star famosa.
Catanzaro, dunque, non mi offrì soltanto delle opportunità professionali. Mi fece sentire accolto, riconosciuto e sostenuto. Nel febbraio del 1979, però, vissi uno degli episodi più dolorosi della mia vita: subii una rapina. La cosa che mi addolorò di più fu che arrivarono addirittura a sostenere che avessi organizzato tutto io, nonostante non avessi alcuna assicurazione. Proprio in quel periodo sperimentai ancora una volta la straordinaria vicinanza dei catanzaresi. Mentre i miei concittadini crotonesi pensarono male di me e scelsero di voltarsi dall’altra parte, da Catanzaro arrivò invece un gruppo di signore e di amici che cambiarono davvero la mia vita.
Ricordo la signora Amalia Lazzaro e suo marito il prof. Sandro, l’allora governatore del Rotary e che divenne uno dei miei primi e più convinti sostenitori. Ricordo la signora Bevilacqua, Franco Parisi e la signora Maria Teresa, Mario Nicotera, Gabriella Raffaelli, i De Lellis, il prof. Basso, Rosanna Muscolo e tante altre persone delle quali, purtroppo, oggi non riesco a richiamare alla memoria tutti i nomi. Alcune di queste persone si recarono dal direttore della Banca Commerciale di allora per manifestare la loro solidarietà e proporre una sorta di petizione a mio favore dopo il furto che avevo subito. Il direttore rispose con una frase che non ho mai dimenticato: «Vi ringrazio, ma Gerardo Sacco gode già della mia piena e illimitata fiducia e di quella di questo Istituto». Per me fu una dichiarazione bellissima. In un momento nel quale mi sentivo colpito non soltanto economicamente, ma anche moralmente, quelle parole e quella solidarietà mi restituirono forza, dignità e coraggio.
Catanzaro ha creduto in me quando avevo ancora tutto da dimostrare. Ha creduto nell’artigiano prima ancora che diventasse un’azienda, nell’idea prima ancora che diventasse una collezione, nel disegno prima ancora che diventasse un gioiello.
Un altro momento significativo arrivò nel 1984, in occasione della visita di Papa Giovanni Paolo II in Calabria. L’allora sindaco di Catanzaro, avvocato Furriolo, insieme alla Giunta comunale, mi affidò un’importante commissione. Per quell’occasione studiai un’opera, un rosario con Croce ispirato a un’antica tradizione del nostro territorio: quella delle “Jannacche” arbëreshe. Nel corso degli anni il Comune di Catanzaro mi ha chiamato in diverse occasioni per realizzare opere destinate a personalità o eventi importanti. Ogni volta ho avvertito una grande responsabilità, ma anche l’orgoglio di poter restituire qualcosa a una città che aveva dato così tanto a me.
Un altro capitolo fondamentale del mio rapporto con Catanzaro è quello legato alla famiglia Crivaro. Il nostro è un legame che dura ormai da quasi cinquant’anni. Questo fa comprendere quanto sia antico e profondo il legame che ci unisce. Ricordo l’entusiasmo, l’ottimismo e la straordinaria energia della famiglia Crivaro e del mitico Babi. Il loro modo di guardare al futuro finì per contagiare anche me. A un certo punto nacque quasi spontaneamente l’idea di trasformare quella stima e quell’amicizia in qualcosa di concreto: creare insieme un punto vendita Gerardo Sacco.
Da quella prima esperienza cominciò un percorso importante. Dopo il successo ottenuto a Soverato arrivarono nuove aperture e nuovi progetti. Aprimmo un punto vendita a Nicastro e poi all’aeroporto, successivamente arrivò Reggio Calabria e, con grande coraggio, decidemmo di investire ancora su Catanzaro. L’apertura del negozio nel centro della città fu una vera scommessa. In quel periodo molte attività commerciali chiudevano e sembrava quasi che ci fosse più voglia di abbassare le saracinesche che di aprire nuove realtà. Noi, invece, scegliemmo di andare controcorrente. Decidemmo di credere nella città, nella sua gente e nella forza del nostro progetto. I risultati furono positivi e ci incoraggiarono ad aprire successivamente anche a Catanzaro Lido.
Dietro ogni risultato vi sono sacrifici, incontri, insegnamenti e, soprattutto, persone che decidono di condividere un cammino. Ricordo che diversi anni fa il sindaco di Catanzaro consegnò le Chiavi della città a un artista immortale come Ennio Morricone, in occasione di un concerto al Teatro Politeama, e volle che fossi io stesso a consegnarle. Ricordo quando mi si chiese di realizzare l’onorificenza per Zeffirelli, l’uomo che mi ha cambiato la vita. I catanzaresi non mi hanno offerto soltanto opportunità professionali. Mi hanno dato il loro affetto, la loro fiducia e, soprattutto, il loro cuore. E io posso dire di aver ricevuto davvero il cuore di Catanzaro.
Vorrei dedicare questo riconoscimento ai giovani calabresi e a loro dico di non avere paura di credere nei propri sogni e nelle proprie capacità. Non è sempre necessario andare lontano per costruire qualcosa di importante. Anche dalla Calabria si può creare bellezza, si può fare impresa, si può innovare e si può parlare al mondo. Le nostre origini non devono essere considerate un limite, ma una forza.
Qual è, dunque, il significato più profondo del riconoscimento che oggi ricevo? Quando si consegna un’onorificenza a una persona, evidentemente si ritiene che quella persona abbia fatto qualcosa di importante per la città e per la comunità. Come avete potuto ascoltare dal mio racconto, però, il rapporto tra me e Catanzaro non è mai stato a senso unico. Forse ho dato qualcosa attraverso il mio lavoro, la mia creatività e le opere che ho realizzato, ma posso affermare con certezza di avere ricevuto molto di più: fiducia, affetto, amicizia e sostegno nei momenti più difficili della mia vita.
Ricevere oggi le Chiavi di Catanzaro mi fa sentire ancora più responsabile nel continuare a raccontare e a rappresentare la Calabria attraverso il mio lavoro. Le accolgo con l’umiltà dell’artigiano che, anche dopo tanti anni, continua a emozionarsi davanti a una nuova idea e davanti alla materia che prende forma tra le mani.
Grazie al Sindaco, al Presidente del Consiglio Comunale, all’Amministrazione comunale, alla famiglia Crivaro, alla mia famiglia, ai miei collaboratori e a tutte le persone che hanno condiviso con me questo lungo cammino. E grazie, soprattutto, alla città di Catanzaro per avermi aperto simbolicamente le proprie porte. Da oggi sentirò questa città ancora più vicina e, permettetemi di dirlo, ancora più casa mia.
Oggi ricevo le Chiavi della città, ma il vostro cuore me lo avevate consegnato già molti anni fa.
Grazie di cuore a tutti.