Il cardinale Battaglia è cittadino onorario di Catanzaro. Fiorita: «Ha scelto gli ultimi, la città lo sceglie come esempio»
Il sindaco rende omaggio a don Mimmo: «Ha scelto i margini, ha dato voce agli invisibili. La sua è una vita di concretezza, non di parole. Oggi la città non celebra una carriera, ma assume un esempio»
Riceviamo e pubblichiamo il discorso pronunciato dal sindaco Nicola Fiorita in occasione della seduta del Consiglio comunale convocata per conferire la cittadinanza onoraria al cardinale Mimmo Battaglia.
*Eminenza,
caro Don Mimmo,
ci sono riconoscimenti che servono a dare prestigio. E ce ne sono altri che servono a dare senso. Quello del conferimento della cittadinanza onoraria di Catanzaro appartiene sicuramente alla seconda categoria. Lei non è qui perché è Cardinale. È qui perché ha scelto subito da che parte stare, e lo ha scelto proprio a pochi passi da questa aula, immergendosi nell’umanità di un luogo che – come ogni luogo che ha abbracciato – è diventato comunità.
Quando era un giovane sacerdote, avrebbe potuto fare molte cose. Avrebbe potuto scegliere un percorso più lineare, più tranquillo. Invece ha scelto i margini. Ha scelto chi aveva già perso. Ha scelto i ragazzi e le ragazze che molti consideravano irrecuperabili.
Gli ultimi, gli “invisibili”, quelli che sembrano non avere nulla da offrire a una società che preferisce voltarsi dall’altra parte, per lei sono sempre stati i primi della fila ai quali stringere la mano. Per risollevare e per accompagnare, per reggere quando la fatica di rialzarsi era troppa da sostenere. Per oltre vent’anni ha guidato il Centro Calabrese di Solidarietà. Non un incarico, ma una responsabilità diventata missione di vita nel segno di un Vangelo non predicato: senza parole, senza slogan, ma cercando la sofferenza e l’amore nei volti e nelle storie, specie quelle dimenticate.
Questa è la cifra della sua vita: la concretezza.
Lei non ha mai parlato dei poveri come categoria astratta. Ha parlato di persone. Ha parlato con le persone. E le ha guardate negli occhi.
Quando Papa Francesco l’ha chiamata a Napoli e poi l’ha voluta Cardinale, lei non ha cambiato linguaggio. Non ha cambiato postura. Non ha cambiato tono. Ha continuato a dire che la pace non si costruisce armando i popoli, ma disarmando i cuori. Ha continuato a ricordare che dietro ogni statistica ci sono storie. Vite. Ha continuato a invocare una politica capace di restituire dignità, non solo assistenza.
Sono parole scomode. E lei non ha mai avuto paura delle parole scomode, nemmeno quando camminava nella notte, tra i dimenticati.
È nato a Satriano. È cresciuto qui, in questa Calabria che conosce le fragilità ma conosce anche la tenacia. E quando ha parlato del Sud come “terra di fatica e di speranza”, non lo ha fatto per folklore. Lo ha fatto per responsabilità.
Lei ha portato con sé questa terra nei luoghi più alti della Chiesa. Non come bandiera, ma come memoria viva delle sue ferite e delle sue possibilità. Oggi Catanzaro le conferisce la cittadinanza onoraria.
Non per celebrare una carriera. Ma per riconoscere una vita piena di generosità e di coerenza. La coerenza di chi non ha inseguito il potere. La coerenza di chi non ha alzato la voce per ottenere consenso. La coerenza di chi ha scelto la mitezza come forza. In un tempo che premia l’esibizione, lei ha scelto la sobrietà. In un tempo che divide, lei ha parlato di fraternità come conquista quotidiana. In un tempo che alimenta paure, lei ha continuato a parlare di giustizia. Questo riconoscimento è anche un messaggio alla città. Ci ricorda che l’autorevolezza non nasce dal ruolo, ma dalla fedeltà. Che la libertà più difficile è quella della coscienza. Che il bene comune comincia sempre da una scelta personale.
Caro Don Mimmo, questa non è solo una cerimonia. È un atto di gratitudine. Per quello che è stato. Per quello che continua a essere. Per aver dimostrato che si può servire senza cercare di dominare. Oggi Catanzaro non la celebra, non la festeggia, non la onora. Piuttosto, la assume come esempio, ancora una volta. E questo, forse, è il segno più grande di una gratitudine collettiva e, da oggi, scritta nella storia della città.
*Nicola Fiorita, sindaco di Catanzaro