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18/10/2026 ore 15.44
Attualità

Il Paradosso del progresso: quando la tecnologia dimentica l'umanità

Le riflessioni del catanzarese Mino Mammolenti dal Festival della Cooperazione di Ostuni sui costi umani dei conflitti e sulla via per la pace

di redazione

«Ogni volta che si presenta l'opportunità di intraprendere un viaggio di studio e di approfondimento, avverto l'esigenza profonda di raccogliere le idee, di riordinare i pensieri e di fare un sintesi. Partecipare al Festival della Cooperazione di Ostuni è stata un'esperienza intensa, che mi ha condotto al centro di dibattiti cruciali e di stringente attualità». Inizia così la riflessione di Mino Mammolenti, giovane di Isca sullo Ionio affetto da tetraparesi spastica ma con una grande voglia di vivere e da sempre impegnato nel sociale, dopo la sua recente partecipazione all’evento promosso da AIFO (Amici Raoul Follereau) in collaborazione con la RIDS (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo.

La realtà vissuta e le ferite sul campo

«Nei vari convegni a cui ho assistito, non si è parlato di teorie astratte, ma di realtà vissute, di situazioni concrete toccate direttamente con mano. Al centro delle discussioni è emerso con drammatica chiarezza il prezzo che la popolazione civile continua a pagare nei conflitti contemporanei. Donne, bambini e anziani sono le prime vittime incontestabili di un sistema che troppo spesso calpesta la dignità umana. Case rase al suolo, ospedali distrutti e l'incessante e tragica mancanza di generi di prima necessità — cibo, acqua potabile, farmaci salvavita — descrivono un quadro che non possiamo limitarci a guardare con distacco.

“Mentre i “potenti” della terra si siedono attorno al tavolo delle decisioni geopolitiche, sul campo continuano a morire persone innocenti. La tecnologia più avanzata non ha valore se non viene messa al servizio della pace”.

L'innovazione al servizio della vita, non della distruzione

Una delle riflessioni più stringenti emerse a Ostuni riguarda il ruolo del progresso scientifico e tecnologico. Viviamo in un'epoca caratterizzata da strumenti di straordinaria potenza, in grado di connettere il mondo e curare malattie un tempo imbattibili. Eppure, sorge spontanea e provocatoria una domanda: a cosa servono le tecnologie più avanzate se non vengono impiegate per costruire la pace, garantire la sicurezza sociale e proteggere i più vulnerabili?

La cooperazione internazionale e l'impegno civico rappresentano la vera risposta a questa deriva. È necessario ripartire dalla solidarietà sul campo, dall'abbattimento delle barriere non solo fisiche, ma anche culturali ed economiche, promuovendo una cultura del dialogo che rimetta la persona e i suoi diritti fondamentali al centro di ogni scelta politica ed economica.

Un impegno rinnovato per il futuro

Queste sono le mie considerazioni maturate a seguito di quanto appreso e ascoltato durante il Festival della Cooperazione di Ostuni. Tornare da questi incontri significa portare con sé una responsabilità rinnovata: continuare a dare voce a chi non ce l'ha, testimoniare le ingiustizie e lavorare quotidianamente, attraverso la cooperazione e l'impegno civile, per costruire un futuro in cui la tecnologia e la politica siano reali strumenti di dignità, pace ed inclusione».