La villa comunale di Soverato intitolata ai giudici Falcone e Borsellino
VIDEO| A 34 anni dalla strage di Capaci un momento di profonda riflessione alla presenza di numerose autorità. Sullo sfondo la teca contenente i resti dell'auto di scorta di Falcone
Da oggi la Villa Comunale di Soverato porta il nome dei giudici Falcone e Borsellino . Il cuore verde della città ionica, meta ogni giorno di numerose famiglie e bambini, è diventato luogo simbolo di memoria e speranza. A 34 anni dalle stragi di Capaci e Via D'Amelio , l'amministrazione comunale guidata dal sindaco Daniele Vacca , affiancato dal presidente del consiglio comunale Salvatore Riccio e dal vicesindaco Emanuele Amoruso, ha inteso rendere omaggio a due magistrati coraggiosi che hanno dedicato la loro vita alla lotta contro la criminalità, lasciando un segno profondo nella storia del nostro Paese.
Fiducia nello Stato
L'intitolazione della villa comunale ai giudici Falcone e Borsellino, è stato un atto di riconoscenza verso chi ha difeso lo Stato fino alla fine con profondo senso del dovere ma anche un'occasione per rilanciare un messaggio di fiducia. «Lo Stato c'è, lo Stato arriva - ha rimarcato il sottosegretario di Stato all'Interno Wanda Ferro -, dobbiamo parlare sempre di più. Questa intitolazione voluta dal comune di Soverato non è soltanto simbolica ma è qualcosa che ha sostanza, soprattutto per le nuove generazioni . Non sarà sufficiente combattere la mafia nei tribunali, nelle questure, nelle stazioni dei carabinieri, ci vuole una sommossa popolare nel dire che la gente perbene è molto più numerosa dei criminali e che nessuno si gira dall'altra parte».
Memoria, impegno, speranza
Dopo la mattinata dedicata agli studenti della città , la seconda parte dell'evento alla presenza di diverse autorità, con una cerimonia presentata dalla giornalista di LaCnews24 Rossella Galati. Memoria, impegno e speranza le parole chiave dell'iniziativa, sullo sfondo la teca contenente i resti dell'auto di scorta del giudice Falcone, la " Quarto Savona 15 ", diventata monumento itinerante di legalità:
«La Villa Comunale è il punto d'incontro di bambini, giovani e famiglie. Un parco che viene intitolato alla memoria di Falcone e Borsellino vuole essere simbolo di speranza. Una speranza che cammina sul binario della legalità - ha sottolineato il primo cittadino Vacca -. Basta vedere i resti della macchina della scorta per capire l'efferatezza della criminalità. Un messaggio che abbiamo lasciato stamattina ai ragazzi è che per immettersi sul binario della legalità bisogna saper vivere attraverso la libertà, la libertà delle idee, ma anche la libertà culturale e professionale, per il bene loro e delle comunità in cui vivono. Io penso che la legalità sia da una parte impegno ma allo stesso tempo speranza. Oggi qui sono presenti tutti i componenti istituzionali, a partire dal Sottosegretario di Stato, al questore Linares fino al prefetto De Rosa. L'impegno delle istituzioni è quello di dare il buon esempio, poi la sensibilizzazione porta ad un impegno che si tramuta in speranza».
«Una partita da vincere»
«Siamo grati alla signora Tina Montinaro, vedova del capo scorta del giudice Falcone, che ha voluto darci la possibilità di avere la teca della Quartosavona che per noi, e soprattutto per le giovani generazioni, è un simbolo di speranza e di rinnovamento - ha evidenziato il questore di Catanzaro Giuseppe Linares -. E siamo contenti e onorati di averla avuta qui a Soverato ea Catanzaro per poter mostrare e raccontare un pezzo di una storia tragica ma anche una storia molto valorosa. Come dico sempre, la lotta alla criminalità è come una partita di calcio: occorre avere l'attrezzatura valida, i giocatori giusti ma occorre che il pubblico faccia il tifo. Io dico che vinciamo ai tempi supplementari.. ma vinciamo».
Memoria concreta
Per il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Salvatore Curcio : «E' importante fare memoria, che è una cosa ben diversa dal ricordare, il ricordo è qualcosa di episodico, di passeggero. Fare memoria significa invece tenere a mente, tenere il ricordo nella propria interiorità. Fare memoria significa non ripetere gli errori del passato e aiuta a migliorarci non solo come individui ma anche come collettività. E' questo il senso che bisogna attribuire a queste manifestazioni. Il semplice ricordo si può fare adeguatamente anche magari con un convegno o se si è credenti con una preghiera o una messa. Fare memoria è un esercizio a cui tutte le comunità, la nostra comunità in prima battuta, deve esercitarsi per migliorarsi non solo come singoli ma anche per accrescere quel senso di appartenenza ad un unico sentire, ad un'unica comunità che poi ci fa crescere come cittadinanza. Fare antimafia, cercare di alimentare il sistema di contrasto alle mafie non significa mettersi una maglietta di questa o quella associazione e sfilare in corteo - ha aggiunto il magistrato soveratese -. Per carità, l'indignazione è già un qualcosa di apprezzabile, ma essere veramente contro l'antimafia è un qualcosa che deve nascere da dentro. Occorre riscoprire quei valori di legalità, di condivisione, di solidarietà, di cittadinanza responsabile che devono animare ciascuno di noi». Un pensiero poi agli uomini della scorta che vivono la loro vita con lucido coraggio: «Questi ragazzi rappresentano prima che lo Stato, parte della mia persona e parte della mia famiglia perché è chiaro che con loro non c'è un rapporto solo di collaborazione e di lavoro ma passiamo intere giornate insieme - ha concluso il procuratore Curcio -. Loro sono l'espressione più concreta, più viva di quanto sia alto in tanti cittadini il senso del dovere e il senso dello Stato».