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18/01/2026 ore 09.30
Attualità

Reliquie S. Agazio, il profondo significato della Traslazione di Squillace

Mons. Claudio Maniago, arcivescovo di Catanzaro-Squillace, ha concelebrato solennemente la data offrendone una lettura spirituale intensa

di Redazione

La tradizione narra che le reliquie di S. Agazio, (un centurione romano martirizzato a Bisanzio nel 306 d.C.) furono poste in un'urna di marmo e affidate al mare per salvarle dalle profanazioni. L'urna approdò miracolosamente sulla spiaggia di Squillace tra il VII e il IX secoloda dove fu portata all’interno delle mura della cittadina divenendone poi il Santo protettore.

Ogni anno, il 16 gennaio, la Chiesa ricorda questa vicenda. E non è stata una celebrazione rituale, né un semplice richiamo alla tradizione. La festa della traslazione delle reliquie di Sant’Agazio ha assunto il tono di un vero appello alla coscienza ecclesiale e civile della città. Nell’omelia pronunciata per l’occasione, l’Arcivescovo S.E. Mons. Claudio Maniago ha offerto una lettura spirituale intensa, capace di legare memoria, fede e responsabilità quotidiana.

Due feste, un’unica testimonianza

Richiamando il senso delle due ricorrenze dedicate al Patrono, mons. Maniago ha ricordato come nella solennità principale emerga la radicalità della sua scelta evangelica: «Sant’Agazio ha incarnato pienamente il Vangelo, amando Dio sopra ogni cosa, persino sopra la propria vita».

La traslazione delle reliquie, invece, custodisce un altro cuore simbolico: quello della presenza. «Questi resti – ha sottolineato l’Arcivescovo – sono la garanzia che il Santo, a cui è affidata la nostra comunità diocesana e cittadina, cammina in mezzo a noi».

Non un gesto devozionale fine a sé stesso, ma un segno concreto che domanda di essere accolto interiormente.

Un dono della Provvidenza

Al centro dell’omelia, il richiamo al senso della storia come luogo dell’agire di Dio. Le reliquie di Sant’Agazio, giunte e custodite nel tempo, non sono frutto del caso: «Sono state considerate un dono della Provvidenza, accolte e custodite con cura estrema».

Da qui l’invito a vivere la festa nella gratitudine, riconoscendo nel Patrono «un indicatore decisivo per il cammino di fede personale e comunitario».

Accoglienza come stile di vita

La venerazione del Santo, ha chiarito mons. Maniago, non serve a “ingraziarsi” un protettore, ma a lasciarsi provocare dalla sua testimonianza: «Sant’Agazio è per noi un riferimento e un monito costante a guardare al Signore con la totalità della nostra esistenza».

Da questo sguardo nasce un’esigenza concreta: l’accoglienza fraterna. Il Vangelo – ha ricordato – chiede comunità capaci di contrastare l’egoismo e di aprirsi soprattutto a chi è in difficoltà, dentro e fuori i confini visibili della Chiesa.

«L’amore fraterno è il segnale più autentico della comprensione del messaggio di Cristo».

Accogliere Cristo oggi

Infine, il passaggio più esigente: l’accoglienza del Signore nella quotidianità. Come i predecessori accolsero le reliquie «come se fosse Cristo stesso a visitare la comunità», così oggi ogni credente è chiamato a riconoscere la Sua presenza viva nei Sacramenti e nella Parola.

«Ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, è il Signore che agisce, parla e si dona a noi». Da qui la domanda che resta aperta e personale: quanto è attento il nostro cuore? Siamo disposti a lasciarci convertire?

La festa della traslazione si è così conclusa come un invito a spalancare le porte a Cristo, affidando alla intercessione di Sant’Agazio il cammino della Chiesa di Catanzaro-Squillace. Un “sì” rinnovato, silenzioso e concreto, perché – come ha ricordato l’Arcivescovo – solo una fede accolta e vissuta può davvero illuminare la vita.