Scordovillo, la svolta attesa: al tavolo istituzionale la partita decisiva per le 96 famiglie rom
A Lamezia Terme si attende l’esito del confronto tra istituzioni per definire soluzioni abitative concrete e superare il campo. Tra emergenza sociale e modello di inclusione diffusa, si gioca la credibilità di un progetto osservato anche a livello europeo
A Lamezia Terme si attende una risposta decisiva: quella che dovrebbe arrivare dal tavolo istituzionale convocato con Regione, Aterp e le agenzie e gli enti coinvolti per capire se esistono finalmente soluzioni abitative concrete per le 96 famiglie rom del campo di Scordovillo. È questo il nodo centrale che tiene sospeso il percorso verso lo sgombero del più grande insediamento rom del Sud Italia, una realtà che da oltre quarant’anni rappresenta una ferita aperta per la città di Lamezia Terme.
Campo rom di Scordovillo, si riunisce la cabina di regia in Regione: «Monitoraggio costante, a fine mese nuovo incontro»I numeri raccontano una situazione complessa: 403 persone, tra cui 110 minori, con un tasso di occupazione bassissimo — appena 11 lavoratori regolari — e nessuna donna che abbia mai avuto un impiego. Una marginalità strutturale che rende evidente come lo sgombero non possa limitarsi a un trasferimento fisico, ma richieda un intervento integrato su casa, lavoro, scuola e inclusione sociale.
Proprio su questo si gioca la sfida del progetto Intrecci – Abitiamo il Lametino, che negli ultimi mesi ha accompagnato il percorso istituzionale con incontri pubblici e attività di sensibilizzazione. L’obiettivo è costruire consenso e consapevolezza attorno al modello dell’abitare diffuso: non nuovi ghetti, ma inserimento delle famiglie nel tessuto urbano. Nel frattempo, sul piano operativo, la macchina istituzionale è al lavoro. Dalla cabina di regia (l'ultima riunione in Prefettura a Catanzaro si è svolta a fine dicembre 2025) emerge che sono in fase avanzata le attività di individuazione degli alloggi e dei nuclei familiari da assegnare. Un passaggio decisivo: senza case disponibili, lo sgombero resta sulla carta. La bonifica esterna dell’area è già stata completata, ma il vero banco di prova è proprio la delocalizzazione delle famiglie.
Intanto, l’attenzione su questa esperienza va ben oltre i confini locali. L’Europa guarda con interesse al modello lametino, considerato un possibile laboratorio per il superamento dei campi rom attraverso politiche integrate. Se funzionerà, potrà diventare un riferimento replicabile in altri contesti. Ma perché ciò accada, serve un passaggio concreto e immediato: dare una casa a chi oggi vive a Scordovillo. È su questo che si misura la credibilità dell’intero progetto.