Ciao Sarino Militano, grazie per tutto il bene che hai fatto e per lezione di vita che ci hai consegnato
Catanzaro in lutto per la scomparsa dell’ex assessore comunale e apprezzato pediatra. Il ricordo di Franco Cimino
Harry, l’uragano, c’era stato annunciato una settimana prima. Ogni giorno che passava ci veniva comunicato che sarebbe stato sempre più minaccioso e dannoso. Noi ci siamo preparati, sia psicologicamente sia materialmente. Ci siamo preparati con l’ausilio fondamentale delle istituzioni, tutte e tutte insieme, anche sul piano prettamente organizzativo. Del resto non era difficile farlo, perché quella violenza avrebbe colpito l’intera costa ionica e, qui da noi, il quartiere Marina di Catanzaro, in particolare la sua parte più vicina al mare. Harry è arrivato puntualissimo e ha colpito duro. È stato violento non solo perché, come dicono gli esperti, la sua forza è stata maggiore di quella di mareggiate che il mare ha agito in due o tre occasioni negli anni precedenti. In particolare la mareggiata del 1972, che quelli della mia generazione considerano, per ragioni diverse e molteplici, più pesante e dannosa di questa. Harry è ormai passato. I danni che ha provocato saranno tutti riparati, ne sono certo.
Un altro uragano, però, si è abbattuto sull’intera città e, in particolare, su Marina. Mi scuso con tutti per l’accostamento, ma io non so trovare qui, a Milano, dove da qualche giorno mi trovo per la cura di affetti familiari fondamentali allo stesso vivere, un’espressione diversa e meno grave per dire dell’improvvisa scomparsa del dottore Militano: Sarino per gli amici, Saro per la moglie e i più intimi. Improvvisa scomparsa, come improvvisa è la notizia che rompe il cielo sopra di noi. Come un fulmine, un uragano, una coltellata alle spalle, questa notizia ha colpito tutti. Non c’è uno che non conoscesse il dottore Militano. Non c’è uno che non lo stimasse. Non c’è uno che non gli volesse bene, né uno che non provasse verso di lui gratitudine per tutto il bene che ha fatto durante la sua non breve vita. Una vita non facile, costellata da dolori incommensurabili. E da fatiche e sacrifici enormi: quelli dell’applicazione allo studio, portata avanti con umiltà. E quelli sostenuti da una famiglia di condizioni economiche modeste, guidata da un padre nobilissimo e instancabile lavoratore, ferroviere, morto ancora giovane. Fatiche e sacrifici per realizzare il sogno dei suoi genitori e la sua vocazione naturale: diventare medico, e poi medico pediatra, specializzazione conseguita successivamente. Laurea e specializzazione ottenute con riconoscimenti accademici notevoli. Un medico nato: RosarioMilitano, nome pronunciato tutto d’un fiato. Un medico bravo e intelligente, che l’Università di Roma avrebbe voluto tenere con sé, così come altre importanti realtà personali.
Ma lui amava profondamente, con un amore davvero strappacuore, la sua Marina: i marinoti, il mare, le case dei ferrovieri, la piazza storica, tutti gli spazi in cui aveva vissuto una giovinezza rigorosa e una spensieratezza controllata, quel tempo magico in cui tutto era straordinariamente bello. Un tempo in cui il legame tra sogni e possibilità era stretto, tra sana ambizione e onestà nel conseguirla. Nella Marina del suo ritorno c’erano altri due valori fondamentali: l’amore infinito per la sua straordinaria mamma, donna di fatica umile e di fede intensa, tutta spesa per i figli e per continuare l’umile programma familiare condiviso con il marito: dare un futuro sereno a Pino e a Sarino. Era così la famiglia di un tempo. Anche la mia lo era. L’altra ragione del suo ritorno era rinnovare, anche in assenza, l’orgoglio di quel padre con cui aveva sognato. Lungo la fatica che lo avrebbe atteso, dare anche significato e onore ai medici più anziani, veri maestri di serietà professionale e impegno civile. Seguirne l’esempio era per lui un modo per onorarli. E fu così che il dottore Militano donò tanta parte della sua vita e tutte le sue fatiche ai suoi pazienti, che in poco tempo superarono il limite massimo stabilito dalle norme. Curava pure centinaia di persone non iscritte, che da lui andavano per la grandezza del medico che era, ma soprattutto per la disponibilità generosa, fino al sacrificio. Chi non lo ricorda? Andava in studio di primo mattino, con la gente in fila fin dalle scale e sul pianerottolo. Le sue visite erano tutte approfondite, mai sbrigative. Quando terminava il lungo ambulatorio, spesso senza neppure passare da casa per il pranzo, si recava nelle abitazioni di chi non poteva uscire: anziani, ammalati, anche semplici influenzati. Anche a domicilio le visite erano accurate. Io lo so bene. Da quando, giovanissimo medico, salvò e guarì mia madre — bella come la sua, tenace, combattiva e instancabile — costretta a letto da una sofferenza che altri non avevano compreso, ma che lui intuì e curò con sicurezza, tutta la mia famiglia è stata sua paziente. Potrei descrivere una sua visita momento per momento: andava oltre il sintomo denunciato, perché insegnava che dietro segni apparentemente normali si nascondono spesso fenomeni ben più gravi.
Quante vite ha salvato con questa sua maestria! Il dottore Militano lo si cercava, lo si aspettava, lo si incontrava con fiducia, per la sua generosità e per quella capacità affettuosa di comprendere e tranquillizzare, quando coglieva al volo che dietro una visita c’erano ragioni più profonde, psicologiche o morali. A lui si confidavano bisogni economici e personali che l’orgoglio dei marinoti tendeva a nascondere. Per questo amore verso le persone e per l’altro amore incondizionato verso Marina, che soffriva per la distrazione della politica e delle istituzioni, decise di candidarsi al Consiglio Comunale. Erano tempi in cui la politica era cosa seria: agorà e arena insieme, con competizioni accese tra personalità di alto livello. Non era facile essere eletti, neppure per uno come lui, con cinquemila assistiti. Ma il fascino che esercitava, il suo sorriso bellissimo, la semplicità nel comunicare, l’onestà che traspariva da ogni gesto, lo portarono a un successo ampio, rinnovato nelle legislature successive. Sarino non era un medico prestato alla politica: era un politico vero, con intuizioni e idee robuste, molte delle quali ancora oggi attuali. Se fossero state attuate, Catanzaro e Marina sarebbero oggi più sane e più belle. Questo era il suo cruccio: vedere Marina indebolirsi, affidarsi al disordine e al caos, visibili anche solo affacciandosi dal suo balcone davanti al mare. Il dottore Militano era una persona mite: determinata ma mite, buona e sincera. Discreta, riservata, capace di custodire ogni segreto. Usava poche parole, rifuggiva la loquacità eccessiva e la retorica vuota. Amava però la buona parola, i discorsi colti e ricchi di tensione ideale, che ascoltava con umiltà e desiderio di imparare, senza mai copiare nessuno. Aveva occhi interroganti e cercatori di bellezza. Amava viaggiare: l’unico spazio che riservava per sé. Conoscere luoghi, popoli, civiltà era la sua vera passione. Amava in modo speciale la Sicilia delle tradizioni antiche e la montagna innevata, dove sciava con prudenza e intelligenza.
Diceva: “Partire da sopra è facile, arrivare giù sani e contenti è l’impresa.” E in fondo questa frase racchiude la sua filosofia di vita. Una vita vissuta fino all’ultimo istante, probabilmente come avrebbe desiderato: nella sua casa, accanto agli affetti più grandi, con la mano nella mano della moglie e gli occhi su quelli di una delle due amate figlie, il tempo di salutare, raccomandare, pregare il suo Dio, servito fedelmente aiutando senza limite il prossimo. Perché la santità — come insegnava mons. Antonio Cantisani, vescovo da lui tanto amato — si realizza sulla terra, nelle opere. E io sono certo che quell’abbraccio eterno Dio glielo stia già offrendo. Ciao Sarino, uomo bellissimo, dal cuore agli occhi, dal corpo statuario al sorriso stupendo. Medico fino all’ultimo istante, capace di non arrenderti, ma di concederti all’ultimo viaggio: quello che fanno gli uomini buoni e belli come te.
*già consigliere comunale di Catanzaro