Il ricordo di Orlando, “il guerriero di Soverato”, a sei anni dalla morte
VIDEO | I familiari e gli amici più cari hanno organizzato un momento di preghiera in riva al mare, la sua grande passione
«Ora mi godo un pò di giorni di mare, che qui a Soverato è bellissimo. Poi ripartirò per altri due mesi di combattimento per ritornare a casa vincitore, come sempre». Parlava così ai microfoni di LaCnews24 in una delle sue ultime interviste Orlando Fratto. Oggi avrebbe avuto 42 anni, ne aveva appena 36 quando un sarcoma lo strappò alla vita. A sei anni dalla morte del guerriero di Soverato, che con la sua storia commosse l'Italia intera tanto da potersi sottoporre a un delicato e costoso intervento chirurgico a New York grazie ad una straordinaria catena di solidarietà, i suoi familiari e gli amici più cari lo hanno voluto ricordare con un momento di preghiera e riflessione a due passi dal mare, la sua grande passione. «Lui aveva una passione immensa per il mare e la pesca. Infatti prima di morire mi disse "mamma, portami dove io non posso più andare, al mio mare", queste sono state le sue parole» racconta Cosimina con la voce rotta dall'emozione. «Questo era il luogo dove mio fratello amava vivere - aggiunge Francesco -, appena aveva due minuti correva in spiaggia perché qui si sentiva vivo e noi ogni anno nel giorno della sua dipartita, il 5 giugno 2020, amiamo ricordarlo qui».
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Un esempio di coraggio
Nessuno nella sua città lo ha dimenticato, il suo è stato uno straordinario esempio di coraggio: «credo che la storia di mio fratello sia stata un esempio per tutti, non solo per la forza che ha avuto lui ma anche per quello che ha fatto la comunità: è stato un messaggio per tutta Italia e per il mondo intero - sottolinea Francesco -. Dopo il caso di Orlando ci sono state altre raccolte a favore di persone che sono state maschi, sulla scia di quello che era successo a noi. E anche noi abbiamo aiutato diverse famiglie a raggiungere New York, Boston, o altri luoghi di cura». «Io ho sempre detto che dovrei camminare strisciando per poter ringraziare tutti quanti, intorno a noi si è creato qualcosa di unico - sottolinea mamma Cosimina -. Persino quando eravamo a New York molti emigranti, appresa la notizia, venivano in ospedale a lasciare un segno, un gesto d'amore. Non siamo mai stati soli, e non lo siamo ancora oggi. Io parlo sempre con lui, condivido con Orlando ogni mia gioia e ogni mio dolore. E lui c'è. Trovo la forza per andare avanti in me, il lui, nella famiglia, in tutti quelli che lo amano. Tutti i suoi amici sono sempre presenti, anche ora che non c'è più e che un ingiusto destino me lo ha portato via».