L’ultimo saluto a Paolo Turrà: “Ora va verso quella Luce che ha catturato nei suoi film per lasciarla a tutti noi”
Nella Basilica dell’Immacolata il “ciak” conclusivo di un bravo attore e regista catanzarese che lascia una lunga produzione ed una scia di affetto e di visioni positive al Cinema ed alla sua città
Davanti alle tante persone, parenti, amici, uomini e donne di cultura, sono stati celebrati nella Basilica dell’Immacolata i funerali di Paolo Turrà, artista poliedrico catanzarese, soprattutto attore, sceneggiatore, pittore e tanto altro.
Assieme alla moglie Giulia, ai figli Antonio e Federica, il dolore di una città che lo amava perché lui amava tanto la sua città, con le opere, il lavoro, il pensiero e le parole. A proposito di parole ecco quelle che
La predica di don Raffaele Zaffino, rettore dell’Immacolata
«La parola di Dio viene servita a consolare lo sviluppo, nonostante il piano di sofferenze e dolori come queste, per la scomparsa della persona cara al nostro cuore, Dio viene sempre a consolarci con le sue parole. Non lasciamo svanire la parola che abbiamo ascoltato. Non permettiamo, nemmeno noi, di non ascoltare sempre la consolazione di Dio. Perché Dio come una carezza tocca il nostro cuore, tocca le nostre vite e ci consola proprio nei momenti più difficili, in cui il distacco fa male, in cui la morte muove solo la carattere della persona. Se anche qualcuno si dimenticasse di noi, io non ti dimenticherò mai dice Isaia. Io penso sicuramente che questa parola, ora, è sulle vostre labbra, rivolta proprio al nostro Paolo. Sicuramente stiamo tutti dicendo in questo momento, Paolo, io non ti dimenticherò mai. Ecco l'amore più bello e superiore della personalità, fare custodia degli insegnamenti ricevuti. Perché sappiamo fare tesoro delle vite degli altri, delle vite delle persone care. E sicuramente la vita di Paolo è stata capace di raccontare l'arte, un creatore di immagini, un regista, capace di raccontare la vita. E penso che la sua esistenza sia stata come un film molto intenso, un film fatto di luce, di ombre, fatto di attese e di rivelazione. Attraverso il suo sguardo, attraverso la sua arte, ha raccolto frammenti di verità, ha trasformato la realtà in narrazione e ha trasformato la narrazione in emozioni. Ed ecco l'arte di raccontare, il talento che Dio gli ha dato. Ogni film, ogni film che finisce è in realtà il simbolo. Nel cristiano il sipario non cala e la scritta Fine non c'è. Nonostante la morte come distacco di questa vita terrena, ma nel cristiano la fede ci invita a guardare sempre oltre.I titoli di coda non finiscono mai nel cristiano, perché sono i titoli che ci aggrappano al cielo, dove continuiamo a vivere una vita diversa, anzi la vera vita, ma continuiamo a vivere, perché la nostra vita viene portata a pieno compimento in Dio. Certo, nella sua vita, nella nostra vita ci sono momenti che non comprendiamo subito, forse finali improvvisi, come per esempio se è stata purtroppo la sua morte, un finale improvviso. Ma nelle mani di Dio noi conosciamo la vera significata, ma nelle mani di Dio tutto trova un significato. E allora si, la luce che Paolo ha saputo catturare attraverso i suoi film, le sue immagini, è la stessa luce che ora brilla dinanzi a noi, è la stessa luce verso la quale il nostro fratello Paolo ora si è incamminato.Ha catturato questa luce e ora questa luce lo accompagna a verso il regno dei cieli, verso la vita senza fine, verso la pienezza della propria esistenza. Allora lasciamoci toccare questo pomeriggio dalle corde di Dio che suona per noi il canto dell'eternità. Permettiamo al nostro animo di unirsi al cuore degli angeli, in modo che questa liturgia sia una liturgia celestiale perché il cuore degli angeli canta insieme a noi.E c'è dentro, Paolo ha raggiunto la sua vetta. E Paolo attende ciascuno di noi, insieme agli altri, cercando per contemplare finalmente il volto di Dio. Amen».
Il suo ‘testamento’ in un libro
«Ho appreso dalla telefonata di Giulia, tua amata consorte, che ci hai lasciato, dopo giorni in cui l’improvviso e tremendo malore che ti ha colpito non mi ha dato il tempo di prepararmi a un distacco che mi lacera e ferisce di dolore la carne e l’anima»- gli ha scritto Antonio Argirò, già assessore alla Cultura al Comune di Catanzaro.
Anche da Roma, dove ti trovavi per stare accanto alla tua amata Federica e al suo bambino, ci siamo sentiti telefonicamente per ben due volte in pochi giorni, perché, cosi da oltre vent’anni, sentirci e vederci erano diventate una buona abitudine, insieme all’ottimo caffè che gustavamo dall’amico “Salvatore”.
La nostra amicizia è stata un rafforzamento precipuo, fatto di entusiasmo, di grande e disinteressata disponibilità, di appassionata condivisione, di serietà, di un affetto puro e leale, che è nato soprattutto per la tua passione per il cinema e la pittura, due mondi e due modi di approcciarsi alla cultura che soltanto chi ha un animo sensibile e nobile come il tuo è stato in grado di manifestare con passione e dedizione.
A giorni avevamo in programma di presentare “La Valigia dell’Attore” il libro autobiografico che racconta la tua esperienza di attore vissuta dalla Calabria a Cinecittà, fin dagli anni 50, edito da Titani Editori del caro amico Riccardo Colao, che ha raccontato in maniera mirabile il tuo passato di attore con la passione per il cinema degli anni 70, dove sei stato spesso presente in numerosi film, grazie ai rapporti da te intercorsi con l’ indimenticato Tito Marconi e Giovanni Amati.
Paolo, dove tutto finisce, sappi che la nostra amicizia non si perderà mai, che mi resterà dentro come arricchimento che sedimenta nel mio intimo e vivrà di ricordi ed emozioni»