«Piacere, sono il dottor Maheb»: dal barcone di disperati alla laurea, la storia di un immigrato che ce l’ha fatta
Intervista esclusiva con un giovane egiziano approdato in Calabria nel 2014 a Reggio e da qualche settimana perfettamente integrato anche con il massimo traguardo accademico nelle strutture d’accoglienza di don Velonà
E' arrivato minorenne in pieno agosto dall'Egitto, 12 anni fa, su una delle tante carrette del mare. Alle soglie dei 30 anni, Moheb Shamoun Makin Zaky si è laureato in Scienze dell’Educazione e della Formazione ed è perfettamente integrato in una casa d'accoglienza di Botricello, nel Catanzarese.
«Ho fatto il CPA per imparare la lingua italiana – afferma in esclusiva al nostro Network LaC – poi la terza media, poi ho raggiunto anche il diploma.E poi mi sono iscritto all'Università Pegaso sostenendo ad inizio marzo scorso la laurea. Perché? Mi piaceva fare questo tipo di lavoro, ho visto l'accoglienza che hanno fatto a me e tutti gli altri, come si comportavano con me, allora mi è scattata la voglia di fare ciò che hanno fatto per me agli altri che hanno bisogno».
Un immigrato felice ma che, come migliaia di disperati, ha vacillato tra la vita e la morte.
«Sono arrivato a Reggio Calabria nel 2014 con una barca dopo un viaggio di 15 giorni nel mare in pieno agosto. Sono stati giorni terribili, ho creduto di avercela fatta solo all’arrivo della Croce Rossa, però grazie a Dio siamo arrivati. Non sapevo la lingua, non conoscevo nessuno, non avevo nemmeno la famiglia, avevo solo due cugini con me. Poi sono stato accolto qui da don Alfonso Velonà insieme ad altri eravamo 16 ragazzi. Da lì ho cominciato a prendere la cosa come sfida perché volevo imparare subito l'italiano. Ormai ho deciso di rimanere qui. Mi sento realizzato».
Si può convivere anche fra religioni diverse sotto la bandiera dei valori umani?
«Credo di sì, io sono di religione copta (la più antica comunità cristina del mondo arabo ndr) ma i miei amici che erano con me sono musulmani e li ho visti andare con don Alfonso in chiesa, a fare i chierichetti ed anche con tanto piacere. Quindi penso che ognuno vive la sua religione, prega come vuole, però in fondo siamo degli esseri umani e questo ci rende davvero felice».