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08/03/2026 ore 06.15
Cronaca

Pino Masciari, paura ed amarezza di un imprenditore costretto nell’ombra dopo aver denunciato le ndrine

Intervista esclusiva all’ex costruttore catanzarese che non si è piegato alle richieste estorsive di ndrangheta e zona grigia collusa, ha dovuto chiudere bottega e vive dal 1996 sotto il programma di protezione in una località segreta (ma forse non per tutti).

di Nico De Luca

Le sue denunce hanno provocato arresti in varie province calabresi ma anche decretato la fine della sua libertà. Confinato e sotto scorta in un paesino dell'alta Italia Pino Masciari, testimone di giustizia e paladino dell'antimafia, dopo aver temuto la revoca nel 2022 della protezione denuncia un nuovo inquietante segnale. Ora il suo caso torna di scena per l’emersione di un nuovo ‘segnale’ inquietante nei confronti suoi e della sua famiglia.

Una premessa fondamentale: perché pensa che l'intimidazione più recente fosse diretta proprio a lei?

«Non lo penso solo io perché si tratta di tre colpi d'arma da fuoco su una segnaletica che è proprio ai pressi di casa mia – afferma Pino Masciari –  Lei deve pensare che dove io abito a 50 metri c’è anche una stazione dei carabinieri e che pertanto l’autore di questa cosa era uno spavaldo, che non temeva nulla. Qui dove vivo io ed in tutto l’hinterland non se ne vedono di segnali stradali bucati da colpi d’arma da fuoco. Quindi questo mi preoccupa molto, ma ha preoccupato soprattutto mia moglie e i miei figli.

Appena l'ha notato i fori cosa ha pensato? Qual è stata la prima sensazione?

«La prima sensazione è stata immediata:  questi sono colpi di pistola – afferma Pino Masciari in esclusiva al nostro Network LaC dalla sua residenza segreta del Nord Italia –  Poi mi sono chiesto come mai la mia scorta non se ne è mai accorta? Come mai la vigilanza dinamica non se ne è mai accorta? Come mai non hanno mai segnalato nulla loro? Perché i colpi di pistola esplosi a quella segnaletica, per quello che abbiamo appreso, erano lì già da un po' di tempo addietro. Evidentemente passano ma non fanno la vigilanza perché come dovrebbero farla?

Qual è la sua condizione attuale nei confronti della legge?

«I processi scaturiti dalla mia denuncia in qualità di imprenditore sono finiti ormai da tantissimi anni con sentenza passata in giudicato. Ci sono le costituzioni parte civile sia su Vibo Valentia, si sono concluse quelle di Crotone, si sono concluse anche quelle di Catanzaro e quelle contro i Mazzaferro e altri personaggi del crimine organizzato»

Nel 2022 era stata proposta la revoca della scorta, ha provato più paura o rabbia?

«La paura c'è sempre – continua Masciari –  ma c'è rabbia verso le istituzioni, le istituzioni che sono poco sensibili verso gli imprenditori onesti che denunciano e consegnano la propria vita e quelle dei propri familiari nelle mani dello Stato. Lo Stato non può pensare che dopo le sentenze passate in giudicato, con le condanne e poi con le costituzioni parte civile, toccando le tasche, lo Stato stesso avendo confiscato i beni a questi signori, poi non può pensare che questi qui dimentichino, la ndrangheta non dimentica e quindi questo non è che lo dico io, ma è storia ormai, lo sanno tutti che la ndrangheta se ti ha messo lì, come mi è stato detto dal collaboratore di giustizia Andrea Mantella, è questione solo di tempo e che sono un predestinato e che sono odiato non solo da una ndrina vibonese ma da tutta la ndrangheta, a questo punto lascio a voi pensare come posso vivere io e come posso vivere la mia famiglia.

No ad altri martiri

«Che aspettano- continua stizzito – che io diventi un altro Libero Grasso oppure che diventi un altro martire? Io sono un imprenditore che ho fatto il mio dovere, ritenendo lo Stato all'altezza delle situazioni.Con le mie denunce lo Stato ha occupato territorio prima perso, ha acquistato credibilità, invece poi lo Stato ti scarica, come se le sentenze una volta finito tu puoi andare, basta sei libero, per 13 anni mi ha tenuto in un programma speciale di protezioni, per altri 16 anni sono sotto scorta e poi alla fine dici adesso te ne puoi andare, come di recente proprio il 17 febbraio ultimo scorso 2026 c'è stata la proposta di revoca da parte della Prefettura di Vibo Valentia e della scorta a mia moglie, a mia figlia e a mio figlio». 

Tempo fa lei prefigurava un rientro in Calabria, era solo una provocazione?

«No, no – incalza infervorandosi –  io ritornerei domani, perché sono un imprenditore che dava posti di lavoro in quel territorio, quindi bene o male sviluppavo l'economia, c'è una Calabria dove lo spopolamento è sotto gli occhi di tutti, dove la disoccupazione giovanile è forte, gli imprenditori devono essere liberi di poter gestire la propria azienda, invece così come sta dimostrando che lo Stato ci utilizza e poi ci scarica: non va bene, non va bene per nessuno questo, prima di tutto perché è mancanza un po' di fiducia degli altri imprenditori verso lo Stato e se qualcuno volesse denunciare non lo fa, c'è stata fatta una bella pulizia, ma non si è arrivata ancora nell'approfondire questa pulizia per poter veramente debellare questa criminalità organizzata. Mi chiesto davvero se c'è la volontà di fare pulizia. Sembra che non ci sia questa volontà, sono delle operazioni che vanno e vengono, si rifanno ogni 3, 4, 5 anni, si ripetono, però la sostanza è che la ndrangheta oggi è l'organizzazione più potente e la più organizzata a livello mondiale».

Una sua considerazione espressa dal profondo, ci pensa ancora a ritrovare la sua piena libertà, di uomo oltre che di imprenditore?

«Io dico solo questo – conclude l’imprenditore catanzarese –  non voglio essere nessuno, io pensavo che con le denunce mi sarei ripresa la libertà che la ndrangheta e le mafie e le istituzioni corrotte mi avevano rubato; oggi mi ritrovo all'età di 67 anni senza aver mai potuto più lavorare dopo 30 anni,  mi ritrovo privato della libertà, perseguitato, senza pensione, senza aver mai potuto più lavorare, se questo significa essere un esempio, non lo so, se “gli imprenditori dovessero essere più potenti e dovessero andare a denunciare e fare alla fine di Pino Masciari”  come scriveva già Curzio Maltese già nel 2007 su Repubblica, questa dice lunga, io dovrei essere un esempio positivo, io non ho scelto di andarmene via dalla mia terra, io sono stato fatto fuggire dalla mia terra per il grande pericolo di vita, quando io ho denunciato non c'erano leggi, oggi le leggi ci sono, ma con tanta sofferenza non sempre vengono applicate. Bisognerebbe però far sapere agli imprenditori che denunciando che oggi le leggi ci sono e lo Stato deve assumersi le sue responsabilità, non lasciare l'imprenditore all'ansia di se stesso».