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01/09/2026 ore 09.33
Cronaca

Scarico illecito nel torrente Soveria Simeri: denunciata l'amministratrice di un impianto di inerti

Solidi sospesi venti volte oltre i limiti di legge e acque torbide in mare alla foce. I Carabinieri di Sellia Marina interrompono l'inquinamento: nessuna conseguenza nociva per la balneazione

di Redazione

I Carabinieri della Stazione di Sellia Marina hanno denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Catanzaro una 48enne, amministratrice e legale rappresentante di una società operante nella lavorazione di inerti. Il provvedimento è scaturito a seguito dello sversamento illecito di reflui industriali non trattati nel torrente "Soveria Simeri", le cui acque sfociano nel mare della costa jonica.

L'intervento e le indagini

Nel pomeriggio dello scorso 8 agosto, a seguito di numerose segnalazioni giunte al NUE 112 da parte di diversi bagnanti per la presenza di una vasta macchia marrone alla foce del torrente, i militari dell’Arma sono intervenuti immediatamente sul posto. Risalendo l’alveo del corso d’acqua fino al territorio di Soveria Simeri, i Carabinieri hanno individuato una condotta di notevoli dimensioni a ridosso del perimetro aziendale dell’impianto: dal tubo fuoriusciva un copioso flusso di liquido denso e marrone scaricato direttamente nel fiume.

Le irregolarità riscontrate e i rilievi Arpacal

I successivi approfondimenti all'interno dello stabilimento hanno fatto emergere un quadro di evidenti irregolarità ambientali. La linea di lavorazione degli inerti era in piena funzione e i liquidi di lavaggio venivano convogliati in vasche di decantazione per poi defluire all’esterno, attraverso lo scarico, senza alcun preventivo trattamento di chiarificazione.

Per interrompere le conseguenze del reato, gli operanti hanno imposto l’immediata cessazione del ciclo produttivo e prelevato campioni di refluo. Le analisi di laboratorio condotte dall’A.R.P.A.CAL. (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Calabria) hanno confermato le ipotesi investigative, rilevando una concentrazione di solidi sospesi venti volte superiore al limite consentito dalla legge, fortunatamente senza conseguenze nocive per la balneazione. Gli accertamenti documentali hanno inoltre attestato che lo stabilimento operava in assenza di un valido titolo autorizzativo allo scarico in corpi idrici superficiali.

I reati contestati

La titolare dell’impianto è stata deferita in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Catanzaro per: Scarico non autorizzato di acque reflue industriali; gestione di rifiuti senza autorizzazione e inquinamento ambientale.

L’operazione conferma l’impegno costante del Comando Provinciale dei Carabinieri a tutela di legalità, ambiente e salute. I controlli proseguiranno in tutta la provincia per prevenire analoghe violazioni e garantire la conservazione dell’ecosistema, con particolare attenzione alla fascia costiera a forte vocazione turistica.