Scordovillo, sgombero ormai inarrestabile: finisce una vergogna durata troppo tempo
Le ruspe continua la demolizione delle baracche mentre le famiglie rom traslocano in varie zone della città. Il ruolo operativo dello stato e quello essenziale delle Associazioni
Procede in modo ormai inarrestabile lo smantellamento dell’accampamento rom di Scordovillo, a Lamezia Terme. Ci sono voluti decenni di vergogna e di impotenza istituzionale prima che lo Stato trovasse forze e volontà per mettere in azione le ruspe che demoliscono in questi giorni la baraccopoli calabrese, spesso assurta alle cronache per le nubi tossiche degli incendi accesi per eliminare i cumuli di rifiuti.
Dopo una convivenza forzata ma anche voluta con topi, immondizia ed amianto, quasi 400 persone sono via via trasferite presso varie abitazioni popolari individuate in diverse zone della città. Un risultato ottenuto grazie alla volontà sinergica di Prefettura, Regione, Comune, Aterp e Forze dell’Ordine; ma anche al silenzioso e prezioso lavoro di convinzione operato da un consorzio di associazioni che si occupano di integrazione, prima fra tutte Progetto Sud.
La demolizione delle baracche, gelide d’inverno e torride d’estate, è solo il primo step della bonifica. Ora si tratterà di incidere sul percorso di inclusione che pretende formazione scolastica ed obblighi sanitari, oltre lavoro e rispetto della legalità. A Catanzaro, ad esempio, questo percorso è fallito ma si parla di diversi decenni passati quando vennero utilizzati metodi impositivi e per nulla condivisi.
Apprezzamento è stato espresso tra gli altri dalla sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro la quale ha auspicato «l’immediata restituzione di questo territorio alla legalità ed alla sicurezza, tutelando l’ambiente e favorendo una piena integrazione sociale».