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04/01/2026 ore 00.30
Cronaca

Tolti i sigilli all’azienda Odoardi di Nocera Terinese: «È la fine di un incubo, finalmente si chiude un capitolo amaro»

Dopo una complessa e travagliata vicenda giudiziaria, il prestigioso marchio vinicolo ottiene il dissequestro. La cantina che incantò il New York Times riparte dalle sue etichette iconiche

di Redazione

«Per il mondo del vino calabrese, e per l'eccellenza del Made in Italy, si chiude finalmente un capitolo amaro». Lo si legge in una nota diffusa dall’azienda agricola Odoardi di Nocera Terinese, nome storico dell'enologia calabrese, che oggi torna nella piena disponibilità del suo legittimo proprietario Gregorio Lillo Odoardi. «Sono contento che la giustizia abbia fatto il suo corso e restituito al territorio 550 anni di storia dell'agricoltura con i prodotti di alta qualità che da sempre hanno contraddistinto il marchio Odoardi che è di mia esclusiva proprietà».

Il provvedimento di dissequestro – si legge nella nota – scrive la parola "fine" su un percorso giudiziario estremamente articolato e sofferto, che per anni ha visto la proprietà al centro di contenziosi ereditari che ne avevano congelato l'operatività. Una paralisi che non ha però scalfito il mito di un’azienda capace di trasformare le vigne della Calabria in un punto di riferimento internazionale. Diametralmente opposta la lettura di Filomena Colonna, avvocato del consorzio agricolo Scavigno, proprietario della cantina Odoardi e titolare della attività di imbottigliamento, vendita e commercializzazione del vino Doc Scavigna.

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Il vino che conquistò l’America

Non si può parlare di Odoardi senza citare il traguardo che ha cambiato la percezione della viticoltura calabrese nel mondo. Fu il New York Times a consacrare l’azienda, inserendo il celebre "1480" nella prestigiosa lista dei dieci vini al mondo con il miglior rapporto qualità-prezzo. Un riconoscimento che non fu solo un premio al sapore, ma alla capacità di produrre un'eleganza complessa a costi accessibili, portando la storia dei vitigni autoctoni di Lamezia direttamente nei calici della metropoli americana. Quel numero, il 1480, non è solo un'etichetta: è l'anno che segna le radici profonde di una famiglia e di un territorio.

Il piano di rilancio: tra tradizione e futuro

Con il dissequestro, si apre ufficialmente quella che la proprietà definisce una «nuova vita. L'obiettivo è chiaro: riprendersi il posto d'onore che spetta alla cantina nei mercati internazionali e nella ristorazione d'élite». Il piano di rilancio è già operativo e vede come protagonisti i pilastri della produzione Odoardi. Si riparte dal GB, un rosso di straordinaria potenza e struttura, dal raffinato ed equilibrato Terra Damia, fino ad arrivare alla nuova produzione del già citato 1480. Tre anime diverse che rappresentano il cuore pulsante di una terra vocata, ora pronte a tornare sugli scaffali con un'immagine rinnovata ma fedele alla qualità artigianale di sempre.

Un segnale per l’economia del territorio

«Il ritorno in campo dell'azienda Odoardi non è solo una notizia di cronaca giudiziaria o enologica, ma rappresenta un volano per l’intera economia agricola della Calabria» evidenzia l’azienda. «La ripresa a pieno regime delle attività produttive significa ridare voce a un marchio che è sinonimo di promozione territoriale. Con la risoluzione dei conflitti del passato, l'azienda si appresta a scrivere una nuova pagina di storia, puntando su una gestione solida e sulla capacità di saper attendere, proprio come si fa con i vini più pregiati, che il tempo restituisca giustizia e valore a un lavoro iniziato secoli fa».