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24/01/2026 ore 12.53
Cronaca

Umg e Corecom insieme contro i rischi del web e della criminalità informatica per i giovani. Il procuratore Curcio: «La ‘ndrangheta si evolve e sfrutta le nuove tecnologie»

Il procuratore capo di Catanzaro è intervenuto sul tema dell'evoluzione criminale delle mafie, evidenziando l'uso di tecnologie avanzate e criptovalute per attività illecite e proselitismo

di Bruno Mirante

Un’occasione di confronto istituzionale e culturale sui nuovi scenari della criminalità informatica, affrontando i rischi del web non solo sotto il profilo giuridico e repressivo, ma anche nella loro dimensione educativa, sociale e psicologica. E' stato questo l'obiettivo convegno su “Crimini e criminalità informatica: i rischi del web”, che si è svolto nella sala convegni dell’ITTS “Ercolino Scalfaro” di Catanzaro.

L’iniziativa nasce nell’ambito delle attività di ricerca, formazione e terza missione dell’Ateneo, attraverso il Digit Lab Law – Centro di Ricerca per la Transizione Digitale, l’Autonomia Negoziale e le Relazioni di Lavoro, e si inserisce nel più ampio impegno del Co.Re.Com. Calabria in materia di Media Education, tutela dei minori e cittadinanza digitale, esercitato su delega dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Dopo i saluti istituzionali del Dirigente scolastico dell’ITTS “Ercolino Scalfaro”, Vito Sanzo, i lavori sono stati introdotti dal prof. Antonio Viscomi, direttore del Digit Lab Law dell’Ateneo di Catanzaro e docente dell’Università Magna Græcia. Sono seguiti gli interventi di Fulvio Scarpino, Presidente del Co.Re.Com. Calabria, di Salvatore Curcio, Procuratore della Repubblica di Catanzaro, e dell’On. Wanda Ferro, Sottosegretaria di Stato al Ministero dell’Interno. L’evento si colloca in un percorso condiviso che vede università, autorità di garanzia, magistratura e istituzioni centrali impegnate nella promozione di una cultura della legalità digitale fondata non solo sull’intervento successivo al reato, ma su un investimento educativo capace di intercettare le fragilità delle giovani generazioni prima che esse diventino terreno di rischio.

«Le mafie - ha dichiarato il procuratore Curcio - seguono ovviamente il progresso scientifico e tecnologico, di conseguenza, anche loro hanno conosciuto un’evoluzione criminale, intesa in senso lato, non solo in relazione agli affari illeciti che perseguono, ma anche rispetto a molti altri aspetti delle attività mafiose. Pensiamo, ad esempio, ai sistemi di comunicazione: ricordo che alla fine degli anni Novanta si utilizzavano strumenti come la posta elettronica ordinaria, il sistema dei messaggi lasciati in bozza oppure le prime chat, che all’epoca ci sembravano la frontiera dell’informatica. Oggi, invece, si è passati a sistemi di comunicazione molto più sofisticati, come le piattaforme di messaggistica criptata – ad esempio Matrix e molte altre – o addirittura all’utilizzo di criptofonini che, in assenza dei codici di accesso, non consentono in alcun modo di accedere alle informazioni in essi contenute». Per Curcio «sono cambiate anche le modalità di commissione di alcuni reati. Pensiamo alle ipotesi classiche di riciclaggio, come quelle legate ai cosiddetti “spalloni”, ai quali venivano affidate somme di denaro da trasportare fisicamente all’estero. Oggi, con le criptovalute, tutto ciò è venuto meno e si sono sviluppati sistemi di riciclaggio molto più sofisticati: si va da meccanismi apparentemente semplici, come il sistema della hawala, nei quali non si spostano materialmente i capitali ma soltanto le garanzie, fino all’utilizzo delle criptovalute – bitcoin in testa – per il pagamento di determinate transazioni illecite. Si assiste inoltre – ha aggiunto il procuratore di Catanzaro – a fenomeni assolutamente attuali, come la permeabilità alle comunicazioni esterne di alcune sezioni carcerarie ad alta sicurezza, che dovrebbero essere del tutto impermeabili a questo tipo di problematiche, attraverso l’uso illecito di apparati radiomobili e smartphone. Come Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, abbiamo svolto investigazioni che hanno portato a contestare associazioni di tipo ’ndranghetistico dirette e organizzate addirittura da soggetti detenuti in carcere. Questo dimostra chiaramente come si tratti di una rincorsa continua: le mafie si evolvono e si rafforzano anche sfruttando il progresso tecnologico». Il procuratore capo di Catanzaro ha osservato in conclusione che «la tecnologia viene utilizzata anche per attività di proselitismo: oggi è sufficiente navigare sui social network, da TikTok a Facebook e altri, per imbattersi in veri e propri inviti a delinquere da parte di soggetti notoriamente appartenenti a famiglie blasonate della ’ndrangheta, che si mostrano circondati da denaro, beni di lusso e automobili prestigiose, per trasmettere ai propri coetanei l’idea che quella sia la “giusta” scelta di vita».