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22/05/2026 ore 08.00
Cultura

“Diario di bordo Scoppa. Frammenti di un patrimonio perduto” di Anna de Fazio Siciliano al Salone del Libro di Torino

il volume è stato presentato dal professore e direttore del museo civico di Palazzo Madama di Torino, Giovanni Carlo Federico Villa

di Redazione

Nella prestigiosa cornice del Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, è stato presentato il volume “Diario di bordo Scoppa. Frammenti di un patrimonio perduto”, l’atteso lavoro della soveratese Anna de Fazio Siciliano. L’incontro con il pubblico, moderato dal Professore Giovanni. C.F. Villa, è stato preceduto da un’intensa e partecipata intervista a cura di Fabio Scavo, che ha permesso di esplorare i nodi centrali di un’opera tesa tra rigore scientifico, passione civile e narrazione intima. Al centro del libro non c’è solo una ricostruzione storica tradizionale, ma il racconto di un incontro trasformativo: quello tra l’autrice e Palazzo Scoppa di Sant’Andrea Apostolo dello Jonio, un luogo antico e stratificato – già spazio religioso, dimora nobiliare e convento – oggi sospeso tra la presenza fisica e il rischio dell’oblio collettivo. Attraverso lo stimolo delle domande poste durante la presentazione, emergono le grandi direttrici che guidano il lavoro di Anna de Fazio Siciliano, sintetizzate in alcuni punti chiave. Dalla ricerca alla responsabilità civile. Il passaggio cruciale dell’opera avviene quando l’autrice smette i panni della pura studiosa per assumere una posizione “civile”. Di fronte al silenzio del luogo, la conoscenza si trasforma in una chiamata alla responsabilità: il patrimonio, in questo modo, non è un oggetto esterno, ma qualcosa che ci riguarda direttamente.

In dialogo con la Convenzione di Faro

 Il testo sposa pienamente la visione del Consiglio d’Europa: non esiste patrimonio senza una “comunità di patrimonio” che lo riconosca e lo senta come parte della propria identità. Il vero rischio attuale non è solo il crollo dei muri, ma l’indifferenza e l’abitudine alla perdita. La narrazione come atto di cura. La scelta della forma del diario riflette un processo aperto e dinamico. In contesti complessi, come quello calabrese, la sfida principale non è solo la carenza di risorse materiali, ma la necessità di risvegliare la consapevolezza. Raccontare un luogo diventa così un gesto politico e un restauro immateriale, capace di cambiarne la percezione.

La memoria distorta e lo stereotipo femminile

 Il libro affronta anche il tema delle narrazioni sovrapposte, analizzando la figura della Baronessa Enrichetta Scoppa, ultima proprietaria del Palazzo. L’autrice scardina le leggende e le semplificazioni storiche che spesso colpiscono le figure femminili del passato, restituendo complessità a una memoria altrimenti distorta. Nonostante la parziale solitudine che talvolta accompagna chi si fa promotore di battaglie culturali isolate, il messaggio finale del libro è di profonda speranza. “Diario di bordo Scoppa” non pretende di salvare un edificio da solo, ma riesce a riattivare lo sguardo del lettore, lasciandolo con un interrogativo inevitabile: di quali luoghi siamo davvero responsabili? Raccontare un luogo non è un gesto neutro. È un atto di cura. Prima ancora di salvare i luoghi, dobbiamo imparare a riconoscerli. A quel punto, smettere di voltarci dall’altra parte diventa impossibile.” Il successo della presentazione al Salone del Libro di Torino 2026 conferma l’assoluta attualità dell’opera di Anna de Fazio Siciliano, un manifesto necessario per chiunque creda che la tutela del nostro passato sia, prima di tutto, un dovere verso il nostro presente.