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25/06/2026 ore 11.31
Cultura

Una bella lucidata al Carlino d’Argento e una ‘rispolverata’ ai beni culturali di Catanzaro

In occasione della restituzione della moneta di Carlo V alla città la soprintendente Argenti ed il presidente Mormile annunciano una convenzione per rivitalizzare il patrimonio artistico 

di Nico De Luca

«La moneta è un documento unico, quindi di inestimabile valore, perché è proprio la firma della presenza di Carlo V e del legame fra lui e la città di Catanzaro». Sul valore intrinseco e storico del Carlino d'argento di Catanzaro gli esperti non hanno dubbi. Ora si tratterà di rilanciarne l'immagine in chiave culturale, perché no turistica, anche attraverso una nuova idea di cooperazione tra istituzioni.

«Sottoscriveremo presto, durante l’estate, un protocollo d'intesa in cui mettere nero su bianco la volontà di collaborare per rivitalizzare anche sotto il profilo della conservazione e della tutela i musei che detiene la provincia» a parlare è Stefania Argenti, Soprintendente ministeriale per l’ABAC di Catanzaro-Crotone

Sarà finalmente l’ occasione per dare una rispolverata generale alla cultura ed al patrimonio catanzarese che detiene tante opere importanti poco conosciute e tante altre nemmeno esposte.

«Mi piace, è un bel termine questa rispolverata generale alla cultura catanzarese, visto che si dice che c'è sempre bisogno di rispolverare questo capoluogo di regione – ha detto Amedeo Mormile, presidente dell’Amministrazione provinciale di Catanzaro – Ritorna in esposizione un oggetto che appunto ha un valore altamente simbolico, perché riconduce alla storia della città, dei momenti di particolare significato economico, sociale, nel ruolo che ha ricoperto Catanzaro nei secoli. Serve più che altro ricordare a noi stessi che non sono gli altri che devono riconoscerci dei ruoli importanti, ma abbiamo le potenzialità e la capacità di poterlo fare». 

Nel Museo Marca di Via Turco quindi il Carlino d’Argento di Catanzaro è di nuovo visibile nella sua teca, una piccola ed unica moneta di grande interesse numismatico e sociale che ha avuto bisogno di minuziose cure.

«Quello che è stato messo in atto – ci dice la dirigente restauratrice e conservatrice dell’ ABAC, la Soprintendenza per Archeologia, Beni Ambientali e Culturali di Catanzaro-Crotone Chiara Giuffrida –  una rimozione di questo strato di solfurati attraverso l'azione chelante di alcuni acidi sotto azione controllata che hanno mosso gli ioni metallici che si erano depositati sulla superficie della moneta, ridando la possibilità di rendere leggibile la superficie dell'argento di cui è fatta la moneta».