A Catanzaro il 58,6% delle ragazze non raggiunge la sufficienza in matematica
Il divario di genere, pari a 2,4 punti percentuali, è più contenuto rispetto ad altre province calabresi, ma conferma una tendenza chiara nello sviluppo delle competenze nelle discipline Stem
In provincia di Catanzaro il tema delle competenze matematiche tra i più giovani assume contorni particolarmente rilevanti. Secondo l’analisi realizzata da Openpolis e Con i Bambini sui dati Invalsi 2024, il 58,6% delle studentesse di terza media non raggiunge un livello adeguato in matematica. Tra i coetanei maschi la quota è del 56,2%.
Il divario di genere, pari a 2,4 punti percentuali, è più contenuto rispetto ad altre province calabresi, ma conferma una tendenza chiara: anche a Catanzaro le ragazze registrano risultati peggiori rispetto ai ragazzi nelle competenze numeriche.
Un dato che si inserisce in un quadro regionale critico
Il contesto calabrese resta tra i più fragili in Italia. A livello nazionale, il 44% degli studenti di terza media non raggiunge la soglia minima in matematica. In Calabria le percentuali risultano sensibilmente più alte in quasi tutte le province. Se a Crotone e Vibo Valentia si registrano i picchi più elevati, anche Catanzaro supera ampiamente la media italiana, con oltre la metà degli studenti sotto la sufficienza.
Il paradosso delle competenze digitali
Il dato appare ancora più significativo se confrontato con le competenze digitali. In Europa e in Italia, tra i giovani 16-24 anni le ragazze mostrano livelli di competenze informatiche di base superiori ai ragazzi. Eppure questa maggiore preparazione non si traduce automaticamente in una maggiore presenza femminile nei percorsi scientifici e tecnologici.
Nel settore Ict (Information and communication technology) italiano, le donne rappresentano appena il 17,1% degli occupati. Un divario che nasce molto prima dell’ingresso nel mercato del lavoro.
Fiducia e stereotipi: il nodo culturale
Le analisi Ocse-Pisa evidenziano un aspetto cruciale: a parità di rendimento, le ragazze tendono ad avere meno fiducia nelle proprie capacità matematiche. Inoltre, le famiglie immaginano più facilmente per i figli maschi un futuro in ambito scientifico. Quando però studenti e studentesse con livelli simili di autostima vengono confrontati, il divario nei risultati tende a ridursi fino quasi a scomparire. Segno che il problema non è legato al talento, ma al contesto culturale e alle aspettative.
I laureati Stem tra i 30 e i 34 anni registrano un tasso di occupazione dell’88,9%, il più alto tra le aree disciplinari. Senza un intervento deciso già nella scuola secondaria di primo grado, il rischio è che il divario attuale si trasformi in una disuguaglianza strutturale.