Made in Italy, tra identità e futuro: dall’artigianato la sfida per trattenere i giovani e costruire sviluppo.
Partecipato convegno organizzato da Confartigianato Imprese Calabria a Catanzaro al Complesso monumentale San Giova
Non basta produrre qualità: occorre trasmetterla, raccontarla e trasformarla in una prospettiva concreta per le nuove generazioni. È questa la sintesi più nitida emersa dall’iniziativa “Made in Italy: identità, qualità, futuro”, promossa da Confartigianato Imprese Calabria e ospitata al Complesso Monumentale San Giovanni. Un confronto che ha restituito un messaggio chiaro: il futuro dell’artigianato – e con esso una parte rilevante dello sviluppo regionale – dipende dalla capacità di rendere questo settore attrattivo, accessibile e competitivo nel mondo contemporaneo.
L’evento, inserito nelle iniziative nazionali dedicato alla Giornata del Made in Italy, ha rappresentato un momento di riflessione collettiva sul valore del “saper fare”, inteso non solo come marchio ma come identità, memoria e visione.
Ad aprire i lavori è stato il presidente di Confartigianato Calabria, Salvatore Ascioti, che ha richiamato il significato profondo dell’iniziativa: «Non una semplice celebrazione, ma un’occasione concreta per riaffermare il valore strategico del Made in Italy e il ruolo fondamentale dell’impresa artigiana nello sviluppo dei territori. Parliamo di un patrimonio costruito dal lavoro quotidiano di migliaia di imprese, capaci di custodire saperi antichi e innovare allo stesso tempo. In Calabria questo patrimonio è ancora più evidente: fatto di mestieri, produzioni e competenze che rappresentano una leva concreta di sviluppo».
Ascioti ha sottolineato come l’artigianato continui a essere un presidio economico e sociale: «L’impresa artigiana crea lavoro, rafforza il tessuto delle comunità e contribuisce a modelli di sviluppo sostenibili. Ma oggi queste sfide non possono essere affrontate da soli: servono politiche adeguate, una visione condivisa e una collaborazione stabile tra imprese e istituzioni». Un passaggio importante è stato dedicato anche alla necessità di aggiornare il quadro normativo: «La legge quadro sull’artigianato è ferma al 1985. Oggi è indispensabile superare gli attuali limiti e riconoscere il valore dell’artigiano per la qualità delle produzioni e delle competenze».
Ai saluti istituzionali hanno preso parte anche le assessore del Comune di Catanzaro alle Attività economiche e alla Cultura, Giuliana Furrer e Donatella Monteverdi, mentre il vicecapo di Gabinetto della Prefettura, dottoressa Lucia Fratto, ha portato il saluto del prefetto. Confartigianato aveva invitato anche i rappresentanti regionali: a rispondere è stato il consigliere Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente.
Il cuore dell’iniziativa si è sviluppato nelle due tavole rotonde, con protagonisti i titolari delle imprese artigiane, che hanno restituito un quadro articolato ma convergente: l’artigianato resta una colonna portante dell’economia e della società, ma è attraversato da criticità profonde, a partire dalla perdita di competenze e dalla difficoltà di attrarre nuove generazioni.
Nella prima tavola rotonda, moderata dalla giornalista Maria Rita Galati, il tema del “saper fare” è stato affrontato come patrimonio da preservare e allo stesso tempo da rinnovare. “Innovazione e artigianato possono convivere, ma solo se la tecnologia resta uno strumento e non sostituisce la manualità e la conoscenza dei materiali che definiscono la nostra identità”. Tutti gli interventi hanno evidenziato l’importanza delle competenze e come il vero nodo sia oggi la trasmissione delle competenze.
La seconda tavola rotonda, moderata dalla giornalista Alessia Burdino, ha affrontato il tema della narrazione come leva strategica. «Oggi l’artigiano non è più solo produttore, ma anche narratore e ambasciatore del proprio territorio. Raccontare come nasce un prodotto, condividere il sapere, costruire relazioni: tutto questo genera sviluppo e rafforza il legame con la comunità Raccontare bene le nostre radici significa trasformarle in un valore competitivo e dimostrare ai giovani che restare può essere una scelta concreta».
A chiudere il confronto Giada Falcone, Presidente del Movimento Donne Imprese di Confartigianato che ha posto l’accento sulla necessità di costruire una nuova classe dirigente artigiana: «Non basta invitare i giovani a restare: bisogna metterli nelle condizioni di formarsi davvero. L’artigianato non è una scelta di ripiego, ma una scelta di valore».
Le conclusioni sono state affidate al segretario regionale di Confartigianato, Silvano Barbalace, che ha tracciato una sintesi netta: «Da questo confronto emerge un messaggio forte: passione, competenza e orgoglio per il proprio lavoro, ma anche un legame profondo con la Calabria. Allo stesso tempo, non possiamo ignorare le criticità, a partire dalla difficoltà di trasmettere questi mestieri ai giovani e di trovare manodopera qualificata. È qui che si gioca una partita decisiva».
Barbalace ha individuato tre direttrici fondamentali: «Valore, qualità e futuro. L’artigianato è una componente essenziale dell’identità e dell’economia locale; la qualità resta il suo tratto distintivo, e le sfide dell’innovazione, della digitalizzazione e della sostenibilità sono già in atto. Per affrontarle serve rafforzare il dialogo tra imprese e istituzioni. Sostenere l’artigianato significa investire concretamente nel futuro dei territori e delle comunità».
Un filo conduttore ha attraversato l’intera iniziativa: l’artigianato non è memoria del passato, ma leva strategica per lo sviluppo. E il futuro della Calabria passa anche – e soprattutto – dalla capacità di trasformare il “saper fare” in opportunità reale per le nuove generazioni.