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06/09/2026 ore 10.28
Economia

Vertenza Konecta, l’avvocato Pitaro: «Azienda irriguardosa, elusa la seconda richiesta del Prefetto»

L'ennesimo "no comment" della società lascia nell'incertezza i lavoratori dell'ex Abramo Customer Care. Legale e maestranze chiedono un intervento deciso della Regione Calabria, con il presidente Occhiuto, e del Ministero delle Imprese

di Redazione

La tensione resta altissima tra i lavoratori di Konecta R (ex Abramo Customer Care). Le preoccupazioni per il futuro occupazionale si intensificano a causa dell'atteggiamento della società che, secondo quanto denunciato dall'avvocato Francesco Pitaro, difensore dei lavoratori, avrebbe rifiutato per la seconda volta di fornire un quadro chiaro sulla situazione aziendale.

I passaggi della vicenda e il muro di Konecta 

Dopo un primo sollecito della Prefettura di Catanzaro volto a ottenere informazioni dettagliate sull'andamento societario, sul personale, sulle prospettive occupazionali e sul piano di rilancio, Konecta R aveva trasmesso lo scorso 6 agosto un resoconto ritenuto incompleto e parziale.

Di fronte all'insufficienza dei dati forniti, il Prefetto è intervenuto nuovamente il 2 settembre richiedendo un'integrazione esaustiva. La replica dell'azienda, giunta il 4 settembre, si è però limitata a sostenere di aver già fornito risposte adeguate, chiudendo di fatto ogni canale informativo.

Le dichiarazioni del legale Francesco Pitaro

«Non può non vedersi la condotta irriguardosa di Konecta R che, nonostante due richieste formali dalla Prefettura, ha deciso di non rispondere lasciando lavoratori e famiglie in un limbo privo di certezze. Cosa spinge l'azienda a non fornire informazioni? Perché si rintana in un atteggiamento oscurantista e non collaborativo? Oltre alla condotta antigiuridica, su cui i lavoratori si riservano di agire nelle sedi giudiziarie preposte, è inaccettabile che l'intervento del Prefetto venga annichilito con tale arroganza».

L'appello alle istituzioni: Regione e Ministero

Nel suo intervento, l'avvocato Pitaro chiama in causa anche le istituzioni territoriali e nazionali, chiedendo un intervento immediato del Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, del Ministero delle Imprese e della stessa Prefettura di Catanzaro. Fino a questo momento, infatti, anche le istituzioni hanno mantenuto una linea ritenuta elusiva che finisce per penalizzare direttamente le maestranze.

I lavoratori hanno voglia di lavorare e di sostenere le proprie famiglie, ha concluso il legale, e hanno il pieno diritto di conoscere il loro futuro senza subire l'ostruzionismo dell'azienda, la quale deve mostrare rispetto per la Prefettura e per i dipendenti fornendo senza ulteriori indugi i chiarimenti dovuti.