Ecoritmi Culturali, nella Sila catanzarese il festival che unisce natura, tradizione e arti performative
Fino al 3 maggio una serie di eventi tra boschi, laboratori e spettacoli. Tra gli appuntamenti, il concerto del Coro di voci bianche del Teatro Rendano immerso nella natura in programma il 19 aprile. Abbiamo incontrato il suo direttore Maria Carmela Ranieri
Nel cuore del Parco Nazionale della Sila ha preso vita “Ecoritmi Culturali”, un festival dedicato alla valorizzazione del patrimonio naturale e immateriale della Calabria. L’iniziativa, promossa dall’Associazione Demetra di Sorbo San Basile, è in corso in Contrada Granaro e si inserisce in un più ampio percorso di rilancio culturale e turistico del territorio.
Il progetto, candidato al cofinanziamento della Regione Calabria nell’ambito delle politiche per l’attrattività turistica e culturale, nasce grazie alla collaborazione con diverse realtà locali, tra cui l’Associazione Kirone, Coldiretti Calabria e Destinazione Sila. Il programma propone un intreccio tra tradizione e innovazione, con un calendario ricco di eventi che spaziano dalle arti performative alle pratiche partecipative.
Fino al 3 maggio si alterneranno fine settimana tematici, caratterizzati da spettacoli site-specific immersi nei boschi della Sila, laboratori intergenerazionali dedicati alla creazione di burattini e maschere apotropaiche della tradizione calabrese, oltre a cammini sonori e percorsi esperienziali. Questa prima edizione è ispirata al pensiero di Gioacchino da Fiore, figura simbolo del territorio silano.
Tutti gli eventi, nella Sila Piccola catanzarese, sono organizzati secondo criteri di sostenibilità ambientale, privilegiando l’uso di materiali naturali, una gestione responsabile dei rifiuti e strumenti di comunicazione digitale.
Tra gli appuntamenti in programma, il 19 aprile si esibirà il piccolo coro delle voci bianche del Teatro Rendano di Cosenza: trenta bambini e bambine canteranno all’unisono immersi nel paesaggio naturale della Sila, offrendo al pubblico un’esperienza suggestiva e coinvolgente.
In occasione del festival, abbiamo incontrato il Direttore del coro, Maria Carmela Ranieri, per approfondire il significato di questa partecipazione e il valore educativo e artistico del progetto.
• Direttore, in che modo l’esperienza di esibirsi immersi nella natura della Sila, all’interno del Festival Ecoritmi, influisce a suo avviso sull’approccio musicale e sull’interpretazione dei bambini del coro?
«Influisce moltissimo. I bambini, immersi nella natura, si sentono più liberi e questo si riflette subito nel canto: sono più spontanei e autentici. L’ambiente li porta ad ascoltare di più, non solo la musica ma anche i suoni intorno, e questo rende l’interpretazione più viva e partecipata».
• Il progetto mette al centro il rapporto tra uomo e ambiente, ispirandosi anche al pensiero di Gioacchino da Fiore: come si traduce questo dialogo tra natura e spiritualità nel lavoro con le voci bianche?
«Il riferimento a Gioacchino da Fiore si traduce soprattutto in un lavoro sull’ascolto e sulla relazione. I bambini imparano che cantare non è solo eseguire, ma anche sentire, respirare insieme, entrare in sintonia con ciò che li circonda. È un modo per vivere la musica in maniera più profonda e consapevole».
• Quali sono le principali sfide e le differenze nel dirigere un coro di voci bianche in un contesto aperto e non convenzionale come quello naturale della Sila, rispetto a un teatro come il Teatro Rendano?
«In un teatro come il Teatro Rendano tutto è più controllato. In natura, invece, bisogna fare i conti con suoni esterni, vento, spazi aperti. È più impegnativo, ma anche molto formativo: i bambini imparano ad adattarsi, a concentrarsi e a sviluppare un ascolto più attivo».
• Nel lavoro quotidiano con il coro, quali strategie utilizza per sviluppare la disciplina musicale nei bambini, mantenendo al tempo stesso entusiasmo e spontaneità?
«Cerco sempre di coinvolgerli attivamente. Uso il gioco, il movimento, li faccio sentire parte del gruppo. Quando i bambini si divertono e si sentono ascoltati, la disciplina nasce in modo naturale e diventa qualcosa di condiviso, non imposto».