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09/10/2026 ore 11.26
Politica

Calabria, l’Istmo dei paradossi: il charter nautico a vela tra potenzialità da record e fuga forzata nei porti delle altre regioni

La striscia di terra più stretta d’Italia, dove il turismo nautico a vela, uno dei segmenti a più alto valore aggiunto dell’economia internazionale, rischia il definitivo soffocamento

di redazione

Un territorio benedetto dalla geografia e dalla logistica, ma sistematicamente penalizzato dall’immobilismo politico. È questo il duro atto d’accusa che si leva dal cuore dell’istmo calabrese, la striscia di terra più stretta d’Italia, dove il turismo nautico a vela – uno dei segmenti a più alto valore aggiunto dell’economia internazionale – rischia il definitivo soffocamento. L’opportunità di riaprire con forza il dibattito nasce dalle recenti e condivisibili riflessioni del dott. Pasquale Natrella (Forza Italia Lamezia), il quale ha riacceso i riflettori sulla necessità strategica di realizzare il Porto Turistico di Lamezia Terme per fare della regione un vero hub del Mediterraneo.

A raccogliere e rilanciare questa sfida, portando al tavolo l’amara realtà di chi fa impresa sul campo, sono il Dott. Francesco Bonacci, fondatore della F.B. Charter S.r.l., e l’Arch. Enzo Ricordo, imprenditore reggino alla guida di Parallelo 38 e consigliere nazionale di Confindustria Nautica. Se da un lato gli operatori concordano in pieno con l’analisi di Natrella sulla straordinaria unicità logistica dell’istmo lametino e sulla forte espansione globale del charter, dall’altro evidenziano come le attuali, drammatiche carenze strutturali della portualità calabrese costringano già oggi le aziende a una fuga forzata verso i porti di altre regioni, lasciando fette immense di mercato internazionale ai territori vicini.

Il dramma di Catanzaro Lido: un porto fantasma tra degrado e burocrazia

A dare voce al profondo disagio dell’area centrale della regione, in particolare della provincia di Catanzaro, è il Dott. Francesco Bonacci: «Condividiamo in toto la visione di Natrella sul potenziale dell’istmo e sulla necessità di infrastrutture moderne per fermare i flussi dei diportisti, ma la realtà quotidiana a Catanzaro Lido è inaccettabile. Ci troviamo di fronte a un porto che sulla carta esiste, ma che nei fatti rimane del tutto inutilizzabile per il charter . La cronaca locale documenta da tempo una situazione insostenibile: pontili sequestrati, spesso privi di personale e servizi di assistenza all’ormeggio, cavi elettrici esposti, problemi di insabbiamento del fondale, aree di cantiere incomplete e sporcizia. Operare tra la sede di Catanzaro Lido e l’unità locale di Falerna significa fare i salti mortali in un deserto di ormeggi commerciali stabili. La provincia di Catanzaro è totalmente paralizzata ed esclusa dai grandi circuiti della vela perché non esiste un solo posto barca sicuro, pulito e accessibile da dedicare alle attività fluttuanti di noleggio e locazione. È una ferita aperta per la mia società, la F.B. Charter S.r.l., e per chiunque abbia investito capitali propri credendo nello sviluppo costiero di questa provincia».

Il vicolo cieco del Tirreno: Vibo saturo e logisticamente respingente

Spostando lo sguardo sul versante tirrenico, la situazione non migliora, come evidenziato dall’esperienza dell’Arch. Enzo Ricordo, costretto a individuare nel moderno Porto Turistico di Capo d’Orlando , in Sicilia, la base operativa principale per la flotta di catamarani di lusso di Parallelo 38. «Reggio Calabria sconta cronici ritardi che frenano la reale fruibilità diportistica commerciale – spiega l’Arch. Ricordo – mentre Vibo Valentia Marina, pur rappresentando l’unico vero scalo strutturato del Tirreno centrale, soffre di un duplice limite. Da un lato è totalmente saturo di imbarcazioni private, escludendo l’insediamento di flotte charter stabili. Dall’altro, sconta una pesante penalizzazione logistica e ambientale nel circondario dello scalo. Il contesto retroportuale, storicamente condizionato da aree industriali dismesse, ecomostri e servitù energetiche, risulta tutt'altro che accogliente per un turista internazionale di fascia alta che spende migliaia di euro a settimana per una vacanza in barca a vela. Questa asfissia e la mancanza di un decoro urbano integrato con i servizi marittimi ci impongono, nostro malgrado, di spostare gli investimenti e le imbarcazioni oltre lo Stretto».

L’appello alla lungimiranza della politica

Il grido d’allarme di Bonacci e Ricordo si unisce e amplia lo stimolo al riscatto economico lanciato dal dirigente azzurro Natrella. L’area dell’istmo calabrese gode di una centralità geografica impareggiabile nel Mediterraneo che, se supportata da una pianificazione seria e non dall’ottusità politica del passato, potrebbe generare un indotto occupazionale straordinario nella cantieristica, nella meccatronica, nei servizi e nel turismo d’eccellenza. «Non possiamo più permetterci di restare a guardare mentre la burocrazia affonda il turismo nautico – concludono Francesco Bonacci ed Enzo Ricordo –. Ci uniamo all’auspicio di Natrella e apriamo alla ferma speranza che l’attuale classe politica, regionale e locale, sappia dimostrare una visione finalmente lungimirante. È necessario sbloccare i nodi infrastrutturali e gestionali di Catanzaro, riqualificare i servizi di Reggio (processo che in riva allo Stretto è già iniziato ad opera del neo sindaco Cannizzaro)e Vibo e pianificare nuovi approdi. Noi imprenditori siamo pronti a fare la nostra parte, a investire e a riportare le nostre imbarcazioni e il relativo indotto economico in Calabria, ma le istituzioni devono dimostrare, con i fatti, di voler remare nella nostra stessa direzione».