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08/03/2026 ore 13.42
Politica

Giustizia, il no alla riforma del Pd di Lamezia Terme: all’incontro la vicepresidente del Senato Rossomando

Continua il dibattito in vista del voto confermativo per la riforma della separazione delle carriere. Per la senatrice dem: «L’azione penale diventerà discrezionale»

di Redazione

Alla presenza della vicepresidente del Senato Anna Rossomando, che ha concluso i lavori, si è svolto un incontro per il No al referendum sulla giustizia organizzato dal circolo Pd di Lamezia Terme. Ha aperto i lavori il segretario del Pd di Lamezia Terme, Vittorio Paola, il quale ha evidenziato che l’idea di sconvolgere una parte della Costituzione senza minimamente toccare i problemi quotidiani della macchina giudiziaria, quali la situazione carceraria, la stabilizzazione dei precari, l’abbattimento dell’arretrato, è veramente inaccettabile.

Ha portato il suo saluto il segretario provinciale di Catanzaro Gregorio Gallello, il quale ha sostenuto che il Pd è impegnato in tutti i comuni a confrontarsi con i cittadini per approfondire le questioni giuridiche ed arrivare all’appuntamento elettorale con un grado di consapevolezza elevato.

Ha moderato il dibattito l’avvocato Luigi Muraca ed hanno svolto le relazioni tecnico-giuridiche gli avvocati Rosario Piccioni e Lidia Vescio. Diversi gli spunti della discussione sviluppatasi, che hanno offerto alla senatrice Rossomando l’occasione per ribadire l’importanza di votare NO per non alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Equilibrio raggiunto con la legge Cartabia che già ora indirizza le carriere dei magistrati in forma permanente o nel campo requirente o in quello giudicante, essendo possibile il passaggio da una funzione all’altra solo una volta entro i primi 9 anni di attività. «Allo stesso modo – ha affermato la vicepresidente del Senato – i due Csm rischiano di fare perdere l’autorevolezza necessaria all’organo di autogoverno dei giudici ed il sorteggio indiscriminato, senza nemmeno prevedere un equilibrio territoriale e senza una tutela di genere, può creare squilibri irreversibili.

Particolarmente destabilizzante appare l’allontanamento del pubblico ministero dalla cultura della giurisdizione, che gli impone di individuare le prove anche a favore dell’imputato; la sua trasformazione in una sorta di avvocato della Polizia giudiziaria per porlo sotto il controllo del Ministero e, quindi della politica, rischia di consegnarci un sistema in cui l’azione penale diventerà discrezionale e tale discrezionalità sarà esercitata arbitrariamente dalla politica, senza alcuna garanzia di indipendenza del potere giudiziario».