Il sindaco: “Comune sotto attacco, pronti a chiamare il Prefetto ed a interessare la Procura”
Situazione incandescente al Comune della cintura urbana catanzarese dove il primo cittadino Moschella e la sua amministrazione hanno scoperto una serie di trasferimenti digitali di atti interni all'ente
E’ una situazione a dir poco delicata quella che si è creata all’interno del comune di Gimigliano (Catanzaro) dove il sindaco e la sua amministrazione denunciano fatti che sono pronti a comunicare al Prefetto ed al magistrato.
Durante la seduta odierna del consiglio comunale parole pesanti come macigni, un’accusa frontale rivolta all’opposizione: avvocato Laura Moschella, ha denunciato pubblicamente un clima di pressione politica e amministrativa che – a suo dire – avrebbe ormai superato il confine della legittima dialettica democratica.
All’apertura del suo intervento, il primo cittadino ha ribadito con forza la propria legittimazione popolare: “L’attuale Amministrazione trae la propria piena, inoppugnabile e inscalfibile legittimazione democratica dalle elezioni della seconda legislatura del 9 giugno 2024, da cui è scaturita una vittoria schiacciante, inequivocabile, sostenuta da un consenso straordinario pari all’83% delle preferenze espresse”.
Con quel risultato, ha aggiunto, le è stato conferito “l’onore e il solenne, non delegabile onere del secondo mandato, esercitato con fedeltà assoluta allo Stato, rispetto delle Istituzioni e senza mai sfiorare il perimetro della legge”.
Nonostante l’ampio consenso elettorale, il Sindaco ha parlato di “scontri laceranti e instabilità deliberatamente alimentata da un tentativo sistematico di condizionamento dell’attività amministrativa”, descrivendo un metodo “ostile, intrusivo e destabilizzante, finalizzato a minare la stabilità democratica-amministrativa dell’Ente”.
Passaggio documentale a consiglieri di minoranza
Tra gli episodi denunciati, anche un caso interno agli uffici comunali: un dipendente avrebbe inviato documenti a un consigliere di minoranza “in assenza di qualsiasi autorizzazione, con trasferimento illecito di atti sensibili, violando procedure e principi di riservatezza, lasciando aperto WhatsApp Web che ha permesso di scoprirne la condotta”. “Non accesso agli atti – ha precisato il Sindaco – ma trasferimento illegale per condizionare il dibattito politico”.
Il quadro è proseguito con un ulteriore episodio definito “gravissimo e già cristallizzato come metodo”: una richiesta “impropria e illegittima” da parte di un consigliere di minoranza che avrebbe tentato di accedere alla mail istituzionale del Sindaco per verificare una PEC del 13 agosto 2025, “senza istanza formale né autorizzazione, in violazione dei protocolli dell’Ente”.
Moschella ha parlato di “dipendenti sotto stress quotidiano e sottoposti a pressioni incompatibili con le regole istituzionali”.
Migliaia di downoad non autorizzati
Dati alla mano, il Sindaco ha poi riferito che un accertamento interno avrebbe evidenziato “migliaia e migliaia di download documentali relativi a ogni attività degli uffici comunali”, un’azione giudicata “massiva, sistematica e pervasiva, non orientata al controllo, ma alla pressione e alla delegittimazione dell’apparato amministrativo”.
Il passaggio più duro è arrivato sul caso della surroga consiliare: il 27 novembre 2025 il consigliere subentrante avrebbe ricevuto una telefonata con l’accusa di ineleggibilità e – secondo la denuncia del Sindaco – “l’avvertimento che dopo il punto 3 la minoranza avrebbe denunciato omessa dichiarazione, minacciando falso in atto pubblico, esposizione mediatica e giudiziaria”.
“Vi sembra normale? Vi sembra democratico?” ha incalzato il primo cittadino, parlando di un “assaldo diretto all’organo democratico, non più semplice scontro politico, ma attacco alla democrazia locale stessa”. Una denuncia accompagnata da una sfida esplicita: “Se questi fatti non sono veri, denunciatemi per diffamazione e calunnia!”.
Non solo politica, ma vissuto personale: il Sindaco ha parlato di “una vita stravolta, un Comune frequentato a singhiozzo, un figlio protetto da pressioni indicibili, ma schiena rimasta dritta, sempre sulla legalità”. Poi una precisazione simbolica: “Oggi non vi parla l’avversario politico, ma l’Istituzione dello Stato”.
L’intervento si è chiuso con un appello drastico: “Dimettetevi immediatamente, Gimigliano merita un Consiglio libero, non sotto assedio”, con l’annuncio che l’Amministrazione è pronta a “richiedere l’intervento immediato del Prefetto, e persino a incatenarsi davanti alla Procura se necessario, perché la democrazia si difende con azioni concrete”.
Infine, un pensiero rivolto alle dimissioni del vicesindaco: “Ho forti dubbi e spero di sbagliarmi con tutta me stessa”.
A firmare la dichiarazione non solo il Sindaco, ma l’intera Amministrazione, che ha espresso “stanchezza e preoccupazione per gli attacchi personali e familiari subiti sin dall’inizio del mandato, con intento di destabilizzazione e intimidazione”.