Provinciali di Catanzaro, come nasce la lista dei Progressisti: «Ma quale "meno siamo meglio stiamo", sette candidati competitivi quasi tutti Pd»
Il Partito democratico respinge le critiche interne sulla costruzione del “listone unico”: «Abbiamo voluto evitare le cosiddette candidature “a zero” puntando su amministratori del partito»
Una lista costruita partendo dagli amministratori locali, con l’obiettivo di essere competitiva senza riempire le candidature di “nomi di servizio”. È questa la logica con cui è nata la lista dei Progressisti per il rinnovo del Consiglio provinciale di Catanzaro, secondo quanto spiegano dal Partito democratico, in risposta alle critiche avanzate nei giorni scorsi da alcuni dirigenti catanzaresi come Carla Rotundo, componente della segreteria provinciale, che aveva espresso perplessità in merito alla formazione di una lista di "soli" sette candidati e per di più poco rappresentativa del partito e dei territori. Per Rotundo il “listone unico”, composto da ben otto sigle del centrosinistra, è riuscito a presentare appena sette candidature, «un numero esiguo che restituisce l’immagine di una coalizione priva di slancio e di strategia sul territorio».
Elezioni provinciali, Rotundo (Pd): «Listone unico di centrosinistra senza slancio né coerenza»Secondo Rotundo è stata adottata una sorta di strategia a sottrazione progressiva. Più semplicemente la logica del meno siamo, meglio stiamo. «Ormai rassegnati alla sconfitta, si è deciso di distribuire i pochi posti disponibili – ha scritto la dirigente in una nota – in una gestione tutta interna, ignorando tristemente la possibilità di incidere e rappresentare concretamente le esigenze dei territori». Critiche prontamente rispedite al mittente da parte di chi invece ha lavorato alla costruzione della compagine elettorale. Dietro la costruzione della lista - dicono - c’è stato il lavoro del Forum degli amministratori, l’organismo che riunisce sindaci e consiglieri locali dell’area progressista. A presiederlo è Raffaele Mercurio, sindaco di Cropani, mentre il lavoro organizzativo è stato gestito dalla segreteria provinciale e dai dirigenti del partito impegnati nel coordinamento regionale. A condizionare la composizione della lista è stato inoltre il caso che ha investito il comune di Simeri Crichi, le dimissioni di sette consiglieri hanno portato allo scioglimento del consiglio comunale, decretando l'incandidabilità dell'ormai ex sindaco Davide Zicchinella fino al giorno prima certo di una candidatura in quota Avs.
L’idea di partenza - spiegano - era chiara: una lista di dieci candidati (Zicchinella avrebbe trainato un'altra candidatura mentre una defezione è sopraggiunta per motivi personali) con una larga maggioranza di nomi realmente competitivi, evitando le cosiddette candidature “a zero”, cioè inserite solo per completare la lista senza una reale base elettorale - replicano dal Pd.
«Non volevamo riempire la lista con candidature simboliche – spiegano dal partito – ma costruire una squadra di amministratori che potesse realmente competere». Alla fine la lista si è strutturata attorno a sette candidati considerati competitivi per tre seggi potenziali, una scelta diversa rispetto a quella adottata da altri schieramenti. Secondo il ragionamento fatto nel Pd, una lista troppo lunga con molti candidati senza consenso reale rischia di indebolire la competizione interna e disperdere i voti ponderati, che nelle elezioni provinciali di secondo livello seguono dinamiche ben diverse rispetto alle elezioni comunali. Le elezioni provinciali, infatti, non coinvolgono direttamente i cittadini ma sindaci e consiglieri comunali, e il voto è ponderato in base alla popolazione dei comuni rappresentati.
Gran parte dei candidati della lista progressista proviene direttamente dall’area del Partito democratico e dal mondo degli amministratori locali.
Tra i nomi indicati ci sono: Antonella Pascuzzi, vicesindaco di Soveria Mannelli e componente della direzione provinciale del Pd, Lidia Vescio, consigliera comunale e vicesegretaria provinciale del Pd, Domenico Giampà, sindaco di San Pietro Lametino ed ex segretario provinciale del Pd, Gregorio Buccolieri, componente del gruppo Pd al Comune di Catanzaro, Gregorio Zaccone, consigliere comunale di Borgia e tesserato Pd e Saverio Costantino, vicesindaco di Andali iscritto al partito. A questi si aggiunge Maria Gigliotti, indicata da Sinistra italiana nell’ambito del confronto con gli alleati. «Sei candidati su sette – spiegano dal Pd – sono dirigenti, amministratori o iscritti al Partito democratico. Non semplici simpatizzanti, ma persone con una storia politica e amministrativa». Va rilevata tuttavia la candidatura del sindaco di Gimigliano Laura Moschella nella lista della Lega. Moschella è stata candidata alle ultime regionale nella seconda lista del Pd, Democratici e Progressisti.
La previsione interna al centrosinistra parla di tre consiglieri provinciali potenzialmente eleggibili, partendo però da una situazione considerata non semplice sul piano dei numeri. «Partiamo da uno scenario di svantaggio in alcuni territori – spiegano – ma la lista è competitiva e punta a raccogliere il consenso degli amministratori progressisti e civici». Un risultato che dipenderà molto anche dalle dinamiche dei singoli comuni e dalla distribuzione dei voti ponderati. Dal Pd rivendicano che alla base della costruzione della lista c’è stata anche una scelta politica precisa: lasciare spazio agli amministratori locali senza condizionamenti diretti da parte dei vertici regionali. Nel forum degli amministratori, spiegano dal Pd, è stata ribadita la volontà di non condizionare in alcun modo la scelta dei candidati, lasciando ai territori la possibilità di individuare i propri rappresentanti. «Una linea che ha portato alla decisione di non inserire candidati direttamente riconducibili a singole correnti o leadership regionali».