Provinciali, conto alla rovescia per le liste: quattro “civiche” di centrodestra e listone unico per il centrosinistra
I partiti hanno tempo fino al 9 marzo per presentare le compagini elettorali: si rinnova solo il Consiglio mentre il presidente Mormile resterà in carica fino al prossimo autunno
I manifesti non affollano i muri delle città, non ci saranno gazebo né comizi sotto i balconi. Eppure la partita è di quelle che contano dal punto di vista politico, ancor di più all’indomani della mancata sfiducia al sindaco del capoluogo di regione Nicola Fiorita. A Catanzaro si torna a votare per la Provincia, ma solo a metà. Il prossimo 28 marzo, infatti, non si elegge il presidente: Amedeo Mormile resterà al suo posto ancora fino al prossimo autunno. Si rinnova invece il consiglio provinciale, cuore politico-amministrativo di un ente che, pur senza risorse, continua a incidere su strade, scuole e pianificazione territoriale.
Sono elezioni di secondo grado. Tradotto: niente scheda per i cittadini. A votare – e a poter essere eletti – saranno esclusivamente sindaci e consiglieri comunali degli 80 Comuni della provincia di Catanzaro. Ieri è decorso il termine a disposizione dei sindaci per depositare il corpo elettorale dei propri comuni. Una platea ristretta, ma politicamente densissima, dove ogni voto pesa non solo per orientamento politico ma anche per il Comune di provenienza. Già, perché qui entra in gioco il voto ponderato. Non tutti i voti valgono allo stesso modo: il peso varia in base alla popolazione del Comune rappresentato. E così gli amministratori di Catanzaro e Lamezia Terme, i due centri più popolosi, “peseranno” di più rispetto ai colleghi dei piccoli municipi dell’entroterra o della fascia ionica.
Come da tradizione ormai consolidata nelle elezioni provinciali post-riforma Delrio, il centrodestra si presenterà con liste civiche dal forte richiamo identitario. I simboli di partito non campeggiano ufficialmente, ma l’appartenenza è chiara. I tre principali partiti dell’area si avviano a confermare le formazioni di due anni fa ma non mancano le novità. Ci sarà “Provincia Azzurra”, espressione di Forza Italia. Tornerà “La Provincia ci Lega”, riferimento diretto alla Lega. E ancora “Venti da Sud”, la lista riconducibile a Fratelli d'Italia. Tre contenitori civici, ai quali si aggiungerà anche Noi Moderati, per un totale di quattro liste: l’obiettivo è quello di mantenere gli equilibri interni e consolidare la presenza nell’assise provinciale.
Sul fronte opposto, il centrosinistra, da un punto di vista politico, sceglie la via dell’unità. Un listone unico: “Progressisti per la Provincia di Catanzaro”. Dentro c’è un’alleanza larga, che tiene insieme Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Socialista Italiano e Italia Viva. Un’alleanza ampia sulla carta e a livello ideale, ma con un baricentro evidente: a fare la parte del leone sono soprattutto gli amministratori del Partito Democratico, radicati in numero superiore nei consigli comunali chiamati al voto. È lì che si costruisce il consenso vero in queste elezioni: nei municipi, nelle maggioranze civiche, nei rapporti personali tra amministratori. La coalizione si avvale dell’impegno diretto del capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Ernesto Alecci e del capogruppo di “Tridico presidente” Enzo Bruno.
Contano i numeri nei consigli comunali, contano le alleanze locali, contano i rapporti di forza nei grandi centri. E conta la capacità di presentare liste competitive, perché c’è tempo fino al 9 marzo per depositarle ufficialmente. Da quel momento in poi, la campagna elettorale si consumerà nei corridoi dei municipi più che nelle piazze. È una politica che parla sottovoce ma decide molto. Senza manifesti, senza slogan urlati, senza dirette social. Una politica fatta di telefonate, accordi, equilibri sottili. Le provinciali di Catanzaro sono questo: un test di metà mandato, un termometro degli equilibri territoriali, una prova generale per le sfide che verranno. E mentre il presidente Mormile resta saldo alla guida dell’ente, il nuovo consiglio sarà chiamato a ridisegnare gli assetti interni. In silenzio, ma non senza conseguenze.