Sanità Catanzaro, il monito di Talerico: «Due ospedali e due Pronto Soccorso. Oggi in Aula si decide il destino della città, chi non sceglie è complice»
Un appello accorato al sindaco Fiorita e a tutta l'assise cittadina per superare la passività politica, difendere l'autonomia della sanità del capoluogo e scongiurare il declino dinanzi alla crescita delle altre province calabresi
Nonostante l'assenza forzata dall'aula di Palazzo De Nobili per motivi personali, il consigliere comunale di Forza Italia, l'avvocato Antonello Talerico, interviene con una nota nel giorno cruciale in cui il Consiglio comunale è chiamato a esprimersi sulla collocazione del nuovo ospedale di Catanzaro. Il consigliere lancia l'allarme contro l'ipotesi di uno smantellamento silenzioso del presidio civile a favore delle logiche universitarie. Un appello accorato al sindaco Fiorita e a tutta l'assise cittadina per superare la passività politica, difendere l'autonomia della sanità del capoluogo e scongiurare il declino dinanzi alla crescita delle altre province calabresi.
«Per motivi personali mi trovo fuori sede e quindi mi è impedito oggi partecipare al Consiglio comunale chiamato a discutere e votare sulla collocazione del nuovo ospedale. E’ un tema che anche a distanza impegna me, la mia coscienza e il mio dovere verso la nostra città. E oggi quel dovere mi impone di non tacere, perché questa non è una seduta come le altre: è il giorno in cui si decide se smantellare il Pugliese o se continuare ad avere due strutture sanitarie da far crescere», afferma Talerico.
«Dobbiamo partire dai fatti, andare oltre qualunque studio commissionato altrove. Il bilancio 2025 dell’Azienda Dulbecco, illustrato in questi giorni dal commissario straordinario, parla chiaro: ricavi cresciuti di circa venti milioni, produzione a quota 423 milioni contro 415 di costi, gestione caratteristica in attivo di oltre otto milioni, perdita d’esercizio crollata da trentasette a tre milioni. E ancora: 855 posti letto di rete, un DEA di secondo livello, cinquemila ricoveri in area cardiologica e cardiochirurgica con una crescita dell’undici per cento, novemilacinquecento ricoveri nelle chirurgie specialistiche, cinquemila in oncoematologia, oltre duemila parti l’anno, tre risonanze magnetiche da 3 Tesla che nessun’altra realtà del Mezzogiorno possiede, duecento studi clinici attivi, tremiladuecento operatori. Ebbene, chiediamoci con onestà: di chi sono questi risultati? Sono, in larghissima parte, i risultati del Pugliese-Ciaccio, della sua strutturazione storica, della sua collocazione, dei suoi medici, dei suoi infermieri, della sua gente. Quei numeri sono nati, si badi bene, nonostante tutto. Perché l’unificazione con il Policlinico ha nel frattempo disperso per strada tanti professionisti di valore e, sotto più di un aspetto, appesantito logistica e gestione. Eppure il Pugliese ha continuato a crescere. Un’azienda che raddoppia gli accessi e trascina i conti in equilibrio mentre la si indebolisce dall’interno non è un malato da sopprimere: è un patrimonio da difendere. Smantellare il Pugliese significherebbe compromettere oltremodo assistenza e cura per centinaia di migliaia di persone.
E veniamo a ciò che si mormora nei corridoi, perché è bene che i cittadini sappiano ciò che taluni ambienti danno già per deciso. Circola con insistenza la voce che la scelta sia in realtà già compiuta: spostare “parte” del Pugliese a Germaneto, trasferendovi il DEA. E dietro questa operazione si annida l’errore di fondo che nessuno vuole nominare: l’annessione del Pugliese alle logiche universitarie. Un grande ospedale civile assorbito in un perimetro accademico non potrà mai più essere un’azienda autonoma e forte; sarà, strutturalmente, un’azienda sottomessa a priorità che nascono altrove, nella didattica e nella ricerca, nobilissime ma diverse dalla cura quotidiana di un territorio. Lo dico con rispetto per l’Università, che è una ricchezza della città: ma le vocazioni si integrano, non si annettono».
«A rendere il quadro ancora più eloquente – prosegue il consigliere comunale – giunge un’altra notizia che circola con insistenza e che, se confermata, meriterebbe una riflessione severa: il commissario straordinario Simona Carbone lascerebbe Catanzaro dal primo settembre per un incarico a Roma. I cittadini catanzaresi hanno diritto di sapere chi guiderà questa transizione e con quale mandato. Perché il sospetto, che vorrei sinceramente vedere smentito, è che dietro il tema della sanità si muovano interessi che con la salute hanno poco a che fare: interessi economici, traiettorie di carriera, logiche di profitto e di sviluppo personale che la gente non vede e non conosce. Vorrei essere smentito, lo ripeto.
Alzo poi lo sguardo oltre i confini comunali, e ciò che vedo dovrebbe togliere il sonno a chiunque abbia a cuore il rango di questa città. Reggio Calabria costruisce il suo ospedale metropolitano accanto al Morelli, valorizzando l’esistente. Cosenza, in queste stesse settimane, rilancia per bocca del suo sindaco l’ambizione di diventare Città Metropolitana, mentre programma un nuovo policlinico da oltre un miliardo di euro (con oltre 800 posti letto). Le altre province crescono, si organizzano, alzano la voce. E noi? Noi non solo non decidiamo: noi neppure litighiamo più !
Tanta è la passività, tanta la perdita di personalità e di autorevolezza, che il capoluogo di Regione assiste in silenzio alla contesa sul proprio ospedale come se riguardasse altri. Questo, non la collocazione di un padiglione, è il vero declino: una città che ha smesso di pretendere.
Per questo oggi, dall’aula di Palazzo De Nobili, mi aspetto un sussulto. Vorrei che il sindaco Fiorita si alzasse e assumesse finalmente una posizione nell’interesse della città, dicendo ciò che i fatti e i numeri suggeriscono a chiunque li guardi senza paraocchi: che è giusto avere due ospedali, rafforzarli entrambi, mantenere due pronto soccorso in due aree diverse del territorio, rigenerare il Pugliese secondo le proposte serie che la società civile ha già messo sul tavolo e potenziare Germaneto nella sua vocazione universitaria. E vorrei che i consiglieri che fanno capo ai partiti maggiori, del centrodestra come del centrosinistra, si alzassero anch’essi, uno per uno, a tutela della sanità locale e regionale : salvare il Pugliese !
E qui devo essere brutale, perché la cortesia istituzionale non può diventare complicità con l’ambiguità. Chi ama Catanzaro e vuole fare politica in questo territorio non può non avere una posizione chiara e netta sugli investimenti e sul luogo del nuovo ospedale. Oggi voglio vedere chi avrà il coraggio di schierarsi a favore della città e non della propria poltrona. E guardando alle future elezioni comunali dico che chi non sa decidere su un ospedale non può chiedere di decidere su una città».
«La mia posizione – si legge in conclusione – l’ho già consegnata alla città e la ribadisco con la serenità di chi non ha nulla da negoziare: due ospedali, due pronto soccorso, due porte aperte sull’emergenza, da nord a sud del territorio. Il Pugliese-Ciaccio ha dimostrato con i numeri di quest’anno di essere vivo, produttivo, indispensabile. Oggi l’aula dirà chi serve Catanzaro e chi serve sè stesso. Io, pur lontano, ci sarò: con questa parola, e con la memoria lunga che la politica seria esige».