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12/02/2026 ore 06.15
Politica

Sfiducia al sindaco, la mossa di Mancuso e il tavolo nazionale: firme in stand-by. Messaggio agli alleati: «Il candidato sono io, niente scherzi con Abramo»

Il vicepresidente della Regione, fresco di dimissioni da commissario della Lega Calabria, tiene il pallino del gioco e aspetta un segnale chiaro da Roma prima di dare il via libera definitivo ai consiglieri comunali a lui riconducibili

di Bruno Mirante

Le firme non arrivano. O meglio: non arrivano ancora. La crisi a Palazzo De Nobili resta sospesa a un passo dal punto di non ritorno, ma il centrodestra frena. Non per ripensamenti politici – la scelta di staccare la spina all’amministrazione Fiorita è ormai maturata – bensì per una questione di metodo e, soprattutto, di leadership.
Dietro lo stallo nella raccolta delle 17 firme necessarie a mandare a casa il sindaco c’è una mossa precisa: quella di Filippo Mancuso. Il vicepresidente della Regione, fresco di dimissioni da commissario della Lega Calabria, tiene il pallino del gioco e aspetta un segnale chiaro dal tavolo nazionale prima di dare il via libera definitivo ai consiglieri comunali a lui riconducibili. Tradotto: prima le garanzie politiche, poi le firme.

La regia regionale (e nazionale)

La partita non è più solo cittadina. L’eventuale voto anticipato a Catanzaro – con lo scenario di maggio-giugno sempre più concreto – ha ormai varcato i confini del Consiglio comunale per approdare ai livelli regionali e romani del centrodestra. Mancuso lo ha detto pubblicamente nei giorni scorsi: il futuro del capoluogo non può essere lasciato all’improvvisazione. Un messaggio che ha un destinatario preciso: gli alleati. Perché se è vero che Forza Italia guarda con interesse a Reggio Calabria e Crotone, è altrettanto vero che – nel risiko delle candidature – Catanzaro diventerebbe terreno naturale per un’altra forza della coalizione. La Lega, in primis. E qui il ragionamento si fa lineare: il profilo più competitivo, dentro e fuori il partito, resta quello dello stesso Mancuso. Non a caso le sue dimissioni da commissario regionale vengono lette come una scelta funzionale: mani più libere, meno vincoli interni, più spazio per una candidatura diretta.

Firme congelate

E allora perché le firme non si materializzano? Perché il vicepresidente attende che il tavolo nazionale sancisca, nero su bianco, un principio: se si vota, il candidato è lui. Un passaggio che serve a evitare sorprese dell’ultima ora, soprattutto sul fronte forzista. Perché nei corridoi della politica cittadina continua a circolare un nome che a Catanzaro non passa mai di moda: Sergio Abramo. L’ipotesi di una sua nuova discesa in campo – la quinta – non è scomparsa dai radar, anzi. E trova ascolto in una parte di Forza Italia provinciale. Da qui il sottotesto della mossa di Mancuso: “il candidato sono io”. E, soprattutto, “non fate scherzi”.

L’equilibrio nel centrodestra

La coalizione, formalmente, resta compatta. La firma collettiva dei consiglieri di area sulla sfiducia è stata il segnale di unità. Fratelli d’Italia, con Wanda Ferro, osserva e pesa ogni passaggio: da primo partito nazionale non intende restare spettatore. Anche il partito meloniano ha carte da giocare nel caso in cui la trattativa dovesse riaprirsi.
Ma al momento lo schema che prende corpo è un altro: nessuna accelerazione finché non si chiude il cerchio politico. Le firme sono pronte, ma restano nel cassetto. Un modo per tenere pressione su Fiorita senza scoprire completamente le carte.

Il tempo come fattore decisivo

La città resta sospesa, mentre nei palazzi si gioca una partita che intreccia Comune e Regione. Mancuso aspetta. Vuole la consacrazione politica prima dello strappo definitivo. Solo dopo, eventualmente, arriverà l’ordine ai suoi di firmare. Per ora Catanzaro resta in equilibrio precario. Ma la sensazione è che la crisi non sia congelata: è semplicemente in attesa di un via libera che deve arrivare da più in alto. E con un messaggio che, nel centrodestra, è già chiarissimo.