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07/03/2026 ore 06.15
Politica

Simeri Crichi, arriva il commissario prefettizio. L'ex sindaco Zicchinella non arretra: «Continuo a stare in mezzo alla gente»

Sette consiglieri firmano le dimissioni contestuali decretando la fine anticipata del mandato elettorale. Il già primo cittadino rilancia però il suo impegno: «Ho la fascia tatuata addosso, non mi arrendo»

di Francesco Graziano

Il mandato amministrativo di Davide Zicchinella alla guida di Simeri Crichi si chiude bruscamente. Il "sindaco-pediatra" è decaduto a seguito delle dimissioni contestuali rassegnate da sette consiglieri comunali (Giuseppe Canistrà, Massimo Nicola Talarico, Luigi Talarico, Alessio Zangari, Nicola Polito, Francesco Alberto e Mariaelena Prestinaci). Un atto che ha fatto scattare immediatamente le procedure previste dall’articolo 141 del Testo Unico degli Enti Locali.

Il Prefetto di Catanzaro Castrese De Rosa, preso atto della situazione, ha avviato l'iter per lo scioglimento formale del consiglio. In attesa del Decreto del Presidente della Repubblica, l’organo consiliare è stato sospeso e la gestione provvisoria dell’ente è stata affidata alla dottoressa Roberta Molè, viceprefetto aggiunto, nominata Commissario prefettizio. Per il ritorno alle urne si prospetta una lunga attesa: i cittadini di Simeri Crichi non voteranno prima della primavera 2027. Una tempistica che Zicchinella non considera casuale, sottolineando come si sia voluto andare oltre la scadenza di febbraio perché gli avversari si ritenevano "impreparati" ad affrontare rapidamente le elezioni, «lasciando che siano i cittadini a pagarne le spese».

La reazione di Zicchinella: «Sfiducia nata da antipatie personali»

L’ex primo cittadino ha voluto incontrare i cittadini in un clima di forte emozione. Ai microfoni del network LaC, Zicchinella ha espresso tutta la sua amarezza, definendo la sfiducia priva di motivazioni ufficiali e frutto di antipatie personali piuttosto che di vera politica. «Ero così mal visto e avevo amministrato così male – commenta con amara ironia – che il giorno in cui si insediano i commissari la popolazione è venuta a tributarmi una presenza fisica inaspettata. Non è usuale che un sindaco sfiduciato riceva questo abbraccio ideale in una giornata lavorativa, organizzata solo la sera prima con un passaparola sui social. Questo mi testimonia che un lavoro è stato fatto e che questa scelta grave ricade sulla comunità, non sul sottoscritto».

Accuse ai dimissionari: «Amministratori da remoto»

Il cuore della polemica sollevata da Zicchinella riguarda l'impegno dei consiglieri dimissionari, in particolare quelli che facevano parte della sua stessa maggioranza. L'ex primo cittadino ha rivendicato con orgoglio il suo stile "di strada", spesso criticato dagli oppositori: «Mi hanno criticato perché portavo gli stivali, perché ero troppo presenzialista, ma cosa sublima l'essere un sindaco se non quello di stare in mezzo alla gente?».

L'attacco ai firmatari della sfiducia è frontale: «Uno era assessore in carica e non ha avuto neanche la compiacenza di dimettersi, un altro era Presidente del Consiglio. Figure istituzionali che non hanno mai portato un tema sui tavoli di discussione. Credo che non si possa fare l’amministratore da remoto: i social sono belli, ma il rapporto umano e la presenza fisica sono un'altra cosa». Zicchinella, che si definisce un «sindaco maggiorenne» essendo entrato nel suo diciottesimo anno di esperienza amministrativa, non ha intenzione di abbandonare il campo. Nonostante la sua professione di pediatra, che ama e non trascura, la passione per la cosa pubblica resta intatta. L'obiettivo immediato è monitorare i progetti avviati, «con opere per oltre 10 milioni di euro già in cantiere». «Ho telefonato al Prefetto e andrò periodicamente a trovare la Commissaria Prefettizia – ha concluso Zicchinella – perché non è che si tiene a un Comune solo se si ha la fascia. Questa fascia ce l'ho tatuata addosso e nessuno me la può togliere. L’entusiasmo di fare il sindaco è una cosa che si ha nel sangue, sennò sono solo oneri. Se qualcuno credeva che mi scoraggiassi o mi facessi uscire di campo, si sbagliava di grosso».