Strade interne al collasso, il Codacons diffida la Provincia. Di Lieto: «La sicurezza stradale si misura da ciò che viene risolto»
Il rappresentante dell’associazione: «Il punto non è contestare il taglio dell’erba, attività utile e necessaria. Ma evitare che l’intervento si fermi all’apparenza. Sfalciare senza liberare le cunette, rimuovere i detriti e ripristinare il deflusso delle acque significa lasciare irrisolte le cause concrete del pericolo
«Vi sono strade provinciali, soprattutto nei territori interni, che da tempo raccontano meglio di qualunque relazione lo stato reale della manutenzione pubblica. Banchine invase dalla vegetazione, cunette ostruite, detriti ai margini della carreggiata, canali di scolo non funzionanti, curve con visibilità ridotta, tratti che alla prima pioggia diventano pericolosi», è quanto si legge in una nota diramata dal Codacons. «Non episodi isolati, ma una condizione diffusa, conosciuta da chi quelle strade le percorre ogni giorno e confermata anche dalle ordinanze urgenti adottate da diversi sindaci per tutelare l’incolumità pubblica – prosegue il comunicato – . Per chi vive nei paesi interni, tutto questo non è una fotografia del degrado: è una forma quotidiana di mortificazione. Significa partire da casa sapendo che anche la strada, il primo collegamento con il lavoro, la scuola, l’ospedale, i servizi, è diventata il simbolo di un territorio lasciato indietro. Quando perfino la strada diventa una sconfitta, non si parla più solo di manutenzione: si parla di dignità pubblica».
Ed ancora: «Su questo quadro si innesta l’Avviso pubblicato dalla Provincia il 22 maggio 2026 per la formazione di un elenco di operatori economici cui affidare il servizio di taglio erba sulle strade provinciali, con affidamenti fino a 40 mila euro ciascuno. L’Avviso riguarda lo sfalcio dell’erba e la potatura delle essenze arboree lungo banchine e pertinenze. Nulla, però, risulta espressamente previsto per ciò che, in molti tratti, determina il vero pericolo: cunette chiuse, detriti non rimossi, canali di scolo ostruiti, acque meteoriche senza deflusso. Il rischio è una manutenzione che si vede, ma non risolve; che ripulisce la superficie, lasciando intatte le cause del degrado».
«Per questo il Codacons ha trasmesso alla Provincia una formale istanza di riesame, rettifica e integrazione dell’Avviso, chiedendo che gli atti di affidamento siano completati con le lavorazioni realmente necessarie alla sicurezza: pulizia delle cunette, rimozione dei detriti, ripristino del deflusso delle acque meteoriche ed eliminazione degli ostacoli che riducono visibilità e sicurezza della circolazione».
«Il punto - spiega Francesco Di Lieto del Codacons - non è contestare il taglio dell’erba, attività utile e necessaria. Ma evitare che l’intervento si fermi all’apparenza. Sfalciare senza liberare le cunette, rimuovere i detriti e ripristinare il deflusso delle acque significa lasciare irrisolte le cause concrete del pericolo. Qui emerge il paradosso amministrativo. La Provincia appare particolarmente sollecita quando si tratta di accertare, contestare e riscuotere somme dai cittadini per passi carrabili e accessi lungo le strade provinciali, anche in relazione a meri accessi “a raso” oggetto di diffuse contestazioni. La stessa prontezza, però, sembra affievolirsi quando occorre garantire l’ordinaria manutenzione della rete viaria, cioè il primo dovere dell’Ente proprietario.
L’Amministrazione è rapidissima quando deve chiedere conto ai cittadini. Molto meno quando deve rendere conto dello stato delle proprie strade. Per il Codacons questa frattura non è più sostenibile. Le strade interne non sono percorsi minori: sono vie di lavoro, scuola, soccorso, assistenza, commercio. Quando vengono lasciate a una manutenzione tardiva e incompleta, non si degrada soltanto una infrastruttura; si indebolisce il diritto dei cittadini a muoversi in condizioni dignitose e sicure. Poi non ci si può sorprendere se i territori si svuotano, se i giovani vanno via, se le attività chiudono, se i servizi arretrano e se intere comunità finiscono per sentirsi fuori dalla mappa. Il crollo delle aree interne non comincia sempre con un grande evento: spesso comincia così, con una cunetta mai pulita, una strada mai sistemata, una manutenzione rinviata fino a diventare abbandono».
«L’Associazione – si legge ancora – ha chiesto anche una verifica tecnica preventiva dello stato di banchine, cunette, canali di scolo e pertinenze stradali, affinché gli affidamenti non si traducano in interventi generici, parziali o non coerenti con le criticità dei singoli tratti. In difetto di un riscontro tempestivo e motivato, o qualora gli affidamenti dovessero procedere senza le necessarie integrazioni, il Codacons si riserva di trasmettere gli atti alla Procura regionale della Corte dei Conti, affinché siano valutati eventuali profili di responsabilità connessi all’impiego di risorse pubbliche per interventi non risolutive».
«Le strade provinciali non hanno bisogno di interventi che si fermano alla superficie — conclude Di Lieto — tagliare l’erba non basta se sotto l’erba restano cunette chiuse, detriti, acqua senza deflusso e pericoli non rimossi. La sicurezza stradale non si misura da ciò che si vede il giorno dopo l’intervento, ma da ciò che viene finalmente risolto».