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13/06/2026 ore 21.30
Sanità

All’ospedale di Catanzaro «eccellenza professionale e umana», il ringraziamento al reparto di Nefrologia

Dopo la perdita del padre, una donna scrive una lettera alla direzione per esprimere apprezzamento nei confronti del personale: «Rispetto della dignità del paziente»

di l.c.
L'ospedale Pugliese di Catanzaro

«Scrivo questa email in un momento di immenso dolore personale ma con il profondo desiderio di far arrivare alla direzione il mio più sincero apprezzamento nei confronti di tutto il personale del reparto di nefrologia del nostro presidio Pugliese». È quanto si legge in una lettera indirizzata al commissario straordinario dell’azienda ospedaliera universitaria di Catanzaro Simona Carbone, al direttore medico di presidio Gianluca Raffaele, al direttore del reparto di Nefrologia Salvatore Chiarella e a tutti il personale del reparto.

La missiva porta la firma di Rosanna Sicoli, ed è un ringraziamento al personale che ha avuto in cura il padre. «È stato seguito e ricoverato più volte nel corso degli anni in questo reparto – spiega la donna - ma è soprattutto negli ultimi giorni della sua vita che ho potuto vedere qualcosa che raramente si incontra: un’assistenza fatta non solo di professionalità e competenza, ma soprattutto di umanità, amore, rispetto e presenza autentica».

Rosanna Sicoli racconta che «negli ultimi tre giorni di vita del mio papà, tutto il personale — medici, infermieri, oss, coordinamento infermieristico e ogni singolo operatore del reparto — si è preso cura di lui con una dignità e una delicatezza che non dimenticherò mai. Mio padre è stato accompagnato fino alla fine senza essere lasciato solo, senza sofferenza inutile, con rispetto e calore umano. E per una famiglia, in un momento così devastante, questo significa tutto».

«Io stessa sono un’infermiera e lavoro nello stesso ospedale» evidenzia ancora. «Forse anche per questo motivo sento ancora di più il bisogno di scrivere questa lettera: conosco bene le difficoltà, i carichi di lavoro, la stanchezza e le pressioni che il personale sanitario vive ogni giorno. Eppure, nonostante tutto, in quel reparto ho visto qualcosa di straordinario ma vero!

Purtroppo negli ultimi mesi non ho potuto assistere mio padre come avrei voluto a causa dei miei importanti problemi di salute, che mi hanno molto debilitata. In quei momenti ho telefonato più volte al reparto con l’angoscia di una figlia che si sentiva impotente. Mai una volta mi è stato fatto pesare nulla. Ho sempre trovato comprensione, disponibilità, pazienza e umanità.

Desidero esprimere un ringraziamento speciale alla dottoressa Panzino che ha seguito mio padre con una dedizione rara. È sempre stata presente, disponibile e profondamente umana, anche nei momenti più difficili. Grazie al suo intervento e all’impegno del reparto, mio padre ha potuto ricevere un’assistenza dignitosa fino all’ultimo momento della sua vita. Vorrei inoltre sottolineare quanto sia stato evidente l’affetto sincero che tutto il personale nutriva nei confronti del mio papà.

Ho visto medici, infermieri e operatori commuoversi sinceramente per la sua perdita. Questo va oltre il semplice lavoro: è vocazione, è cura autentica della persona. Ritengo doveroso segnalare formalmente alla direzione generale l’eccellenza professionale e umana del reparto di nefrologia, affinché il lavoro svolto quotidianamente da tutto il personale venga riconosciuto e valorizzato come esempio concreto di buona sanità. La qualità assistenziale che ho avuto modo di constatare osservare, sia come familiare sia come professionista sanitaria, rappresenta un modello raro di integrazione tra competenza clinica, sensibilità umana e rispetto della dignità del paziente.

Sono profondamente convinta che realtà come questa meritino attenzione, tutela e riconoscimento da parte dell’azienda, perché costituiscono un patrimonio umano e professionale di immenso valore. Nel dolore immenso che sto vivendo, porterò sempre con me la consapevolezza che mio padre, nei suoi ultimi giorni di vita, sia stato accolto e accompagnato da persone straordinarie. In quel reparto non ho visto soltanto professionisti. Ho visto esseri umani capaci di curare con il cuore – conclude – ed è qualcosa che oggi, pur nel mio dolore, mi restituisce un po’ di pace».