All'Università Magna Graecia di Catanzaro si studia la musica delle piante
Migliorare l'attenzione e la memoria in età evolutiva grazie al linguaggio musicale delle piante, è il risultato del lavoro coordinato dalla professoressa Teresa Iona: «dobbiamo riconnettere l'uomo con la natura»
Utilizzare la musica delle piante per migliorare l'attenzione e la memoria. E' questo in sintesi il fulcro di uno studio interdisciplinare coordinato dalla professoressa dell'Università Magna Graecia di Catanzaro, Teresa Iona , che è anche pedagogista dell'Unità Operativa di Medicina fisica e riabilitativa dell'Azienda Dulbecco. «In pratica - spiega la specialista - l'energia fluida della pianta viene trasformata in linguaggio musicale attraverso un piccolo dispositivo, il bio midi. Questo linguaggio musicale ci dà l'opportunità di avere coscienza che le piante hanno un'ottima interazione con l'umano e ci ha dato anche l'opportunità di comprensione che non siamo l'unico essere vivente centralizzato nell'assetto naturalistico e questo poi ci permette di ripristinare anche concetti quali ad esempio la sostenibilità . Quindi dal passare una problematica di cura alla sostenibilità, questo diventa un esercizio di educazione. Ecco perché la presenza del pedagogista nell'assetto medico. Noi ci occupiamo dell'assetto naturalistico nella riabilitazione, riportare cioè l'uomo alla connessione con la natura».
Uomo e natura
La combinazione tra scienza, tecnologia e arte ha quindi permesso di ottenere risultati stimolanti soprattutto in età evolutiva: « "Nature outdoor Therapy" è questa grande implementazione della terapia nell'assetto naturalistico per risolvere non solo problematiche comportamentali o emozionali legate alla patologia, ma anche alla disabilità. La natura è un assetto da cui ci siamo allontanati, l'uomo deve rientrare nel contesto naturalistico e deve farlo per connettersi alle modalità migliori di vita. Noi abbiamo utilizzato la modalità "outdoor" partendo dal rapporto che l'uomo ha con il contesto naturalistico. Siamo andati ad indagare questo rapporto, abbiamo visto la lontananza che c'è tra i due mondi e stiamo cercando di ripristinare queste piccole connessioni attraverso la vita quotidiana nelle attività naturalistiche, anche quelle che possono sembrare contaminate come un parco all'interno di una città potrebbe essere considerato "poca natura" ma in realtà partendo dal concetto del "Shinrin-yoku", la pratica terapeutica di immersione nella natura, letteralmente "bagno nella foresta ", vogliamo vivere contesti di vita quotidiana in città immersi nella natura. Lo abbiamo fatto ad esempio con le signore affette da fibriomialgia , una delle patologie croniche degenerative che porta la persona a chiudersi nel proprio dolore a causa dell'impossibilità di svolgere semplici attività quotidiane. Ecco che noi le abbiamo riconnesse con la natura attraverso passeggiate esperienziali , non solo intese quindi come attività fisica, e questo ha permesso loro di riappropriarsi delle loro capacità di performance fisica e di ripristinare anche un assetto emozionale legato alla malattia.
I risultati sui più giovani
«Per quanto riguarda invece i più giovani, abbiamo dimostrato che i nostri studenti, soprattutto quelli della scuola dell'infanzia, perché abbiamo dei progetti in essere anche con l'Ufficio Scolastico Regionale, esposti alla musica delle piante che aumentano la capacità di memorizzazione. Questo è un buon punto di inizio. Se trasliamo poi questi dati nella fase dell'età adulta o anziana, quindi anche nelle patologie croniche, vediamo che hanno un assetto diversificato nella consapevolezza del proprio corpo. Cioè siamo più prossimi a percepire quelli che sono gli stimoli del nostro corpo. Questo è interessante dal punto di vista delle terapie perché può essere concomitante alla presa in carico di un paziente e all'utilizzo di terapie farmacologiche o strumentali».