Da un ufficio ad un altro per il ritiro di alimenti aproteici, la denuncia di SI: «Una vergogna, pazienti come numeri»
Prima a Lido, poi in via Daniele, quindi all’Umberto I. Dopo numerosi passaggi al centralino e decine di chiamate senza risposta. «Esperienza umiliante e frustrante»
«Come iscritta al circolo cittadino Giuditta Levato di Sinistra Italiana Catanzaro, ma soprattutto come figlia di un paziente affetto da insufficienza renale al terzo stadio, sento il dovere di denunciare pubblicamente quanto accaduto nelle ultime ore, durante il tentativo di ottenere un semplice timbro necessario al ritiro degli alimenti aproteici prescritti dal servizio sanitario». Lo scrive in una nota Marianna Sodaro.
«A mio padre, in seguito alla prescrizione della dietista nefrologa, è stato consegnato un piano terapeutico per il ritiro degli alimenti aproteici, con indicazione di recarsi presso la farmacia territoriale di Catanzaro Lido per il completamento della pratica. Questa mattina mi sono quindi recata presso la struttura indicata, dove però mi è stato comunicato che non erano loro a occuparsi della procedura e che avrei dovuto rivolgermi al distretto di via Daniele.
Nel frattempo ho tentato ripetutamente di ottenere chiarimenti telefonici: dopo numerosi passaggi di centralino e circa dieci telefonate senza risposta, sono finalmente riuscita a parlare con un operatore che mi ha confermato che la pratica era di loro competenza e che avrei dovuto recarmi in sede entro la chiusura degli uffici.
Una volta arrivata sul posto, dopo le inevitabili difficoltà legate a traffico, parcheggio e attese, mi è stato però riferito che neppure quell’ufficio era competente e che avrei dovuto recarmi presso l’Umberto I, dove “in via del tutto eccezionale” sarei stata ricevuta da un’altra responsabile. Di fronte a questa vicenda, la domanda che rivolgo ai dirigenti ASP, ai commissari e ai responsabili della sanità territoriale è semplice: è accettabile che un cittadino, familiare di un paziente fragile, venga sballottato da un ufficio all’altro per la totale assenza di coordinamento tra gli enti preposti?
Ed è normale che un diritto garantito dal servizio sanitario venga percepito quasi come una concessione o un favore? Si continua a discutere di nuovi ospedali e grandi opere, ma ciò che oggi manca davvero è un’organizzazione sanitaria efficiente, capace di garantire percorsi chiari, comunicazione tra uffici e rispetto per i cittadini. I pazienti non sono numeri.
E l’accesso a cure e presidi previsti dal servizio sanitario non dovrebbe mai trasformarsi in un’esperienza umiliante e frustrante. Perché quanto accaduto non è un semplice disservizio: è il simbolo di una sanità che troppo spesso scarica sui cittadini il peso delle proprie inefficienze. E davanti a tutto questo, la parola che molti cittadini ormai pronunciano ogni giorno è una sola: vergogna».