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03/04/2026 ore 06.15
Sanità

L'IA guarisce dove la politica ha fallito: da Soverato, l'appello di un giovane docente alle istituzioni sanitarie calabresi

«Ammalarsi in Calabria è ancora oggi un salto nel vuoto: i miei genitori dopo anni di sacrifici, sono dovuti andare al Nord per curarsi. La Calabria ha bisogno di giuste scelte»

di Raffaele Antonio Scarmozzino*

In Cina esiste già un ospedale virtuale gestito interamente dall'intelligenza artificiale . Quarantadue medici virtuali, ventuno reparti, dalla cardiologia alla pediatria. Settantamila pazienti trattati con una precisione diagnostica vicina al cento per cento. Costi quasi azzerati. Tempi di risposta cento volte superiori a quelli di un reparto tradizionale. Non è fantascienza. È realtà, già in sperimentazione in otto strutture.

Guardare il futuro con speranza

Sono un docente calabrese, di Soverato. I miei genitori, dopo una vita di sacrifici in questa terra, se ne sono dovuti andare al Nord per curarsi . Non per scelta, ma per necessità. Perché la sanità calabrese troppe volte non c'è, non risponde, non arriva dove dovrebbe. Perché ammalarsi in Calabria è ancora oggi un salto nel vuoto. Nel 2023-2024 la mobilità sanitaria passiva è costata alla regione oltre 300 milioni di euro l'anno: soldi che escono, famiglie che si spezzano, dignità che si consuma lungo l'autostrada verso Nord. Quando ho letto di questo progetto ho tirato un sospiro di sollievo. Per la prima volta non ho visto un problema senza soluzione, ma una soluzione senza problema politico reale. Perché questa tecnologia non costa. Non richiede nuovi ospedali, non richiede nuovi commissari straordinari, non richiede l'ennesima importazione di medicinali dall'estero come rattoppo a un sistema che non funziona. Richiede solo una cosa: il coraggio di accoglierla.

La sfida dell'intelligenza artificiale

L'intelligenza artificiale è stata spesso raccontata come un mostro. Uno strumento di guerra, di controllo, di sostituzione dell'uomo. Ebbene, esiste un altro modo di usarla: per guarire. Per costruire. Per fare la pace con una sanità pubblica che ha tradito troppa gente. Non come sostituto del medico, che resta insostituibile per empatia e responsabilità, ma come alleato : triage più rapido, previsione della domanda, supporto su diagnosi complessa, ottimizzazione dei flussi e della burocrazia.

Quale futuro per la sanità calabrese?

Non è solo una sfida che arriva dalla Cina. È una direzione che l'Italia stessa sta percorrendo. Secondo i dati della ricerca JRP Infrastrutture Sanitarie del Politecnico di Milano, il 40% delle attività non cliniche negli ospedali potrebbe essere svolto da sistemi automatizzati, e l'applicazione dell'intelligenza artificiale alla gestione dei flussi può ridurre i tempi di attesa fino al 15%. Al Nord si lavora. Si misura, si sperimenta, si costruisce. E laCalabria? La Calabria ha approvato a febbraio 2026 una legge regionale sull'intelligenza artificiale. Ha siglato a gennaio un accordo tra Azienda Zero e l'Università della Calabria per sviluppare soluzioni IA in sanità. Partecipa al partenariato nazionale Reg4IA, con progetti pilota annunciati su liste d'attesa e telemedicina. Ha i fondi del PNRR, Missione 6 Salute e Missione 1 Digitale. Ha persino un Piano Triennale Sanità Digitale 2024-2026 che parla esplicitamente di intelligenza artificiale. È seduta al tavolo. Ma non è ancora protagonista.

L'appello

Perché i ritardi restano endemici : burocrazia asfissiante, infrastrutture digitali ancora fragili nelle aree interne, fondi PNRR spesi solo in parte, Case della Comunità ancora incompiute o fantasma. E una certa abitudine, consolidata nei decenni, a gestire l'emergenza con rattoppi invece che con visione. Per questo rivolgo un appello ai ricercatori e ai docenti delle università calabresi, al Presidente della Regione, a chiunque abbia il potere e la responsabilità di muoversi in questa direzione. I progetti pilota vanno lanciati subito, non annunciati. Il personale sanitario è formato in modo massiccio. I progressi vanno monitorati e resi pubblici, senza spot elettorali. Le tre università calabresi partecipano davvero, non solo sulla carta. Il costo economico di questa rivoluzione è quasi zero. Il costo politico, invece, è alto: significa scegliere il progresso invece dello status quo. Significa ammettere che si può fare di più, e farlo davvero. La Calabria ha ricevuto l'assist. Ora tocca a noi segnare. Non è un atto di resa. È un atto di responsabilità. La Calabria non ha bisogno di pietà. Ha bisogno di così tante scelte.

*docente