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08/05/2026 ore 09.34
Sanità

Medici in stato di agitazione contro la riforma Schillaci, De Nardo (Fimmg): «Pronti a difendere cittadini e assistiti»

Contestazioni contro il decreto legge sul riordino dell’assistenza primaria territoriale. «Irricevibile e penalizzante. Sabato 16 maggio convocato un consiglio nazionale della federazione

di Redazione

«Il decreto-legge sul riordino dell’assistenza primaria territoriale è irricevibile e penalizza i cittadini». Lo afferma il segretario generale della Fimmg Catanzaro, Gennaro De Nardo. «Pertanto la Fimmg Catanzaro – prosegue – aderisce con convinzione allo stato di agitazione della categoria dei medici di medicina generale, convenzionati con il servizio sanitario nazionale, deliberato dalla segreteria nazionale.

Dobbiamo difendere i cittadini e i nostri assistiti da un vero e proprio atto di forza messo in campo, peraltro, senza un confronto necessario con le sigle sindacali della categoria. Un decreto calato dall’alto non è la soluzione come non lo è quella di indebolire la medicina di famiglia».

«Con la riforma – puntualizza il segretario provinciale – viene smontato l’attuale modello italiano di assistenza primaria che, secondo il Rapporto Ocse 2025, produce risultati che sono tra i migliori dell’Unione europea. Un modello basato sul rapporto fiduciario tra medico e paziente, requisito indispensabile specie nelle aree interne e periferiche, presenti nella provincia di Catanzaro ed in Calabria, che hanno problemi di accessibilità e dove nessun altro presidio sanitario può esistere, né tanto meno le case di comunità.

Con la riforma del ministro Orazio Schillaci, invece, i medici di base diventeranno una componente stabile del modello organizzativo delle case di comunità. Per questi professionisti, oggi convenzionati con le Asl, destinati alle case di comunità, la riforma prevede la possibilità di diventare dipendenti pubblici, cioè di avere un rapporto di lavoro subordinato come gli ospedalieri. Esiste, quindi, il rischio concreto che i medici di famiglia possano abbandonare la professione, aggravando la carenza di presidi sul territorio e acuendo i problemi delle aree interne e periferiche.

Specie in queste zone, infatti, gli studi dei medici di famiglia rappresentano un presidio insostituibile a tutela della salute pubblica e del rapporto umano che si instaura con tra medico e paziente. Diversamente verrebbero penalizzati i soggetti fragili, gli anziani, i non autosufficienti e accrescerebbero le disuguaglianze». 

Sabato 16 maggio, a Roma, è stato convocato un consiglio nazionale della federazione al quale parteciperanno tutti i segretari provinciali e regionali d’Italia. Nel corso dello stesso si programmeranno le strategie dello stato di agitazione. «Siamo disponibili – conclude il segretario De Nardo - ad un confronto con gli organi di governo per difendere i pazienti e tutelare i loro diritti, altrimenti saremo pronti a mettere in atto ogni forma di protesta legittima. La medicina di famiglia non può essere smantellata».