Villa Sant’Elia, trent’anni dalla parte delle persone: a Marcellinara una storia di cura, innovazione e territorio
Da tre decenni la struttura rappresenta un punto di riferimento nel panorama socio-sanitario calabrese. Nella sede di via Carlo Alberto Dalla Chiesa è stato celebrato l'importante traguardo con una cerimonia che ha riunito dirigenti, operatori, ospiti e rappresentanti istituzionali
Trent’anni non sono soltanto una ricorrenza da celebrare. Sono migliaia di giornate trascorse accanto alle persone più fragili, percorsi di cura e riabilitazione, famiglie accompagnate nei momenti difficili, professionalità cresciute nel tempo e un legame con il territorio diventato sempre più profondo.
È racchiuso soprattutto in questo il significato del trentesimo anniversario di Villa Sant’Elia, il complesso socio-sanitario del gruppo Parisan situato a Marcellinara che assicura i servizi di Casa Protetta e Centro di riabilitazione avanzata e per persone con disabilità. Un presidio che, in trent’anni di attività, ha saputo evolversi insieme ai bisogni della popolazione, affiancando alla dimensione dell’assistenza una crescente capacità di innovazione.
La struttura di via Carlo Alberto Dalla Chiesa ha celebrato questo importante traguardo con una cerimonia che ha riunito operatori, rappresentanti istituzionali e quanti, a diverso titolo, hanno contribuito a scriverne la storia. Una serata di festa, dunque, ma anche l’occasione per guardare al cammino percorso e soprattutto alla direzione intrapresa per il futuro.
Tra i protagonisti di questa storia c’è Claudio Parente, fondatore di Villa Sant’Elia e presidente dell’associazione dalla quale prese vita la struttura. «Una struttura che regge trent’anni con servizi di qualità e innovazione continua – ha sottolineato – vuol dire avere raggiunto un traguardo come pochi riescono a fare». Una storia che nel tempo ha attraversato generazioni diverse, mantenendo però, secondo Parente, la stessa ambizione: «Migliorare nei servizi e nella qualità dell’assistenza che si dà ai nostri ospiti». Un percorso che ha portato Villa Sant’Elia a investire con decisione anche nelle nuove frontiere della riabilitazione. «Siamo stati i primi a portare la riabilitazione robotica in Calabria – ha ricordato – e abbiamo attrezzato un centro di riabilitazione avanzata. Oggi anche i servizi di assistenza domiciliare utilizzano telemedicina e teleriabilitazione robotica».
Tecnologia e innovazione, però, acquistano valore soprattutto quando riescono a migliorare concretamente la vita delle persone. Ed è proprio sulla dimensione umana che si fonda una parte importante dell’identità costruita dalla struttura.
«Questa casa è un luogo nel quale la dignità e il rispetto della persona sono stati sempre al centro del nostro lavoro», ha spiegato Lucia Ferrari, coordinatrice dell’area psico-socio-educativa delle strutture del Gruppo Parisan. In trent’anni, ha aggiunto, Villa Sant’Elia «è diventata un punto di riferimento importante per tutto il territorio», accompagnando ospiti e famiglie attraverso percorsi di cura, assistenza e riabilitazione calibrati sulle esigenze individuali.
Non soltanto prestazioni sanitarie, quindi. L’obiettivo è stato quello di costruire un ambiente capace di essere allo stesso tempo sicuro, professionale e familiare, nel quale alle competenze specialistiche si affiancassero «empatia e umanità, fondamentali quando si lavora con persone fragili».
Una filosofia che passa anche dall'apertura verso l'esterno. Villa Sant’Elia negli anni ha sviluppato collaborazioni con la parrocchia, le scuole e il mondo del volontariato, trasformando il rapporto con Marcellinara in una parte integrante delle proprie attività. «La struttura deve aprirsi al territorio», ha evidenziato Ferrari, ricordando anche la recente apertura del Centro di Riabilitazione Avanzata, dotato di tecnologie di ultima generazione dedicate sia alle abilità motorie sia al training cognitivo.
Ed è proprio la riabilitazione uno degli ambiti nei quali la struttura ha conosciuto l'evoluzione più significativa. A raccontarla è Andrea Parente, fisiatra e responsabile della riabilitazione di Villa Sant’Elia. «Negli anni siamo riusciti a rinnovare e innovare», ha spiegato, ricordando gli interventi strutturali, la nascita del polo riabilitativo e l’acquisizione di dispositivi robotici di ultima generazione utilizzati anche nei maggiori centri ospedalieri del Nord Italia.
Investimenti che hanno progressivamente allargato il raggio d’azione di Villa Sant’Elia, facendone «un punto di riferimento non solo provinciale, ma anche regionale». A Marcellinara arrivano infatti pazienti dalle province di Reggio Calabria, Cosenza e Vibo Valentia e non solo, con necessità molto differenti: dall’età evolutiva agli anziani, dalle patologie neurologiche a quelle ortopediche.
Ma il centro ha accolto anche sportivi professionisti e di alto livello. Andrea Parente ha ricordato, tra gli altri, calciatori del Catanzaro, atleti della Nazionale italiana Under 19 e realtà professionistiche provenienti anche da fuori regione. Risultati che rappresentano allo stesso tempo «un motivo di orgoglio» e uno stimolo a continuare a migliorare l'offerta rivolta alla popolazione.
I trent’anni di Villa Sant’Elia raccontano però anche una scelta compiuta da un territorio quando esperienze di questo tipo erano ancora agli inizi. Nel corso della cerimonia è stata infatti consegnata una targa al sindaco di Marcellinara Vittorio Scerbo, in riconoscimento anche del ruolo svolto dal Comune, che seppe intuire a suo tempo le potenzialità della collaborazione tra pubblico e privato nell’affidamento e nella gestione dei servizi socio-sanitari.
«Trent’anni fa è stata una delle prime esperienze alle quali si è dato vita nel territorio», ha ricordato Scerbo. Una scelta che oggi assume un significato ancora più attuale alla luce dei cambiamenti demografici che interessano i piccoli e medi centri calabresi. «I dati ci dicono che il numero degli anziani nelle nostre comunità aumenta e quindi bisogna focalizzare i servizi in questa direzione».
Ma prendersi cura degli anziani, ha sottolineato il primo cittadino, significa andare oltre la sola assistenza: vuol dire creare occasioni di socialità, mantenere vivi gli stimoli e preservare quel patrimonio di memoria ed esperienza capace di costruire un ponte con le generazioni più giovani. Per Scerbo, i trent’anni celebrati rappresentano così «un impegno professionale e umano che prosegue e che qualifica il nostro territorio».
Durante la manifestazione sono stati ripercorsi anche alcuni dei progetti psico-socio-educativi sviluppati nel corso degli anni per stimolare e mantenere le capacità cognitive e motorie degli ospiti, esperienze che hanno ottenuto riconoscimenti anche in appuntamenti di carattere scientifico. A questi si è affiancata una costante evoluzione tecnologica: dalla riabilitazione avanzata con sistemi robotici all’assistenza domiciliare integrata, fino alla telemedicina e alla teleriabilitazione.
La cerimonia, che ha registrato diversi interventi, si è conclusa con l’animazione musicale e un buffet preparato dagli chef della struttura.
Dietro la cifra tonda dei trent’anni c’è soprattutto una storia fatta di persone. Di chi ha immaginato la struttura quando ancora non esisteva, di chi l’ha fatta crescere, dei professionisti che ogni giorno vi lavorano, delle famiglie che vi hanno trovato sostegno e, soprattutto, degli ospiti che ne hanno attraversato gli spazi.
Una storia nata a Marcellinara e cresciuta insieme al territorio, nella quale la sfida per il futuro resta la stessa che l’ha accompagnata fin dall’inizio: innovare senza perdere la dimensione umana della cura.