Alle ore 15.00 il Catanzaro a Cesena con un “eccellente” quanto insospettabile tifoso giallorosso
L’undici di mister Aquilani può provare ad insidiare il quarto posto del Palermo ma dovrà superare l’insidiosa formazione guidata da Ashley Cole. L’arcivescovo Caiazzo: “Ad Isola tutti tifosi delle Aquile. Io non mi sono perso una partita ai tempi della A”
I convocati
Altra fondamentale tappa per i giallorossi di mister Aquilani oggi pomeriggio all’Orogel Stadium di Cesena. Qui il Catanzaro vuole continuare l’ottima striscia positiva che lo pone in quinta posizione playoff, dietro il Palermo da cui dista 6 punti (con una gara interna da recuperare, col Modena il 14 aprile prossimo).
Il tecnico romano per l’occasione recupera il lungodegente D’Alessandro.
Portieri: 1. Marietta, 22. Pigliacelli, 99. Borrelli
Difensori: 2. Esteves, 4. Antonini, 5. Bashi, 6. Fellipe Jack, 23. Brighenti, 26. Verrengia, 27. Favasuli, 62. Frosinini, 84. Cassandro
Centrocampisti: 10. Petriccione, 14. Liberali, 20. Pontisso, 21. Pompetti, 30. Alesi, 32. Rispoli, 98. Buglio
Attaccanti: 8 Pittarello, 9. Iemmello, 19. Nuamah, 39 Koffi, 77 D’Alessandro, 94. Di Francesco
Un insospettabile tifoso giallorosso
Alle ore 15 si gioca Cesena-Catanzaro, match di serie B valido per la griglia play off promozione. Tra gli “spettatori” più interessati un nome importante della collettività romagnola: l’arcivescovo di Cesena-Sarsina mons. Antonio Giuseppe Caiazzo.
Perchè? Primo perchè l’alto prelato è nato in Calabria, Isola Capo Rizzuto per la precisione. Ma soprattutto in quanto Monsignore definisce il Catanzaro “il primo amore».
Ecco uno stralcio della interessante intervista pubblicata dal Corriere di Romagna, a firma di Alvise Gualtieri.
Monsignor Caiazzo, è davvero un grande appassionato di calcio?
«Certo. Fin da bambino. Siamo preti, vero. Ma ciò non toglie che siamo persone normali come tutti. Anche noi abbiamo le nostre umili passioni (ride, ndr)».
Ma vige il principio di “uguaglianza”, come nel Vangelo, fra gli uomini anche tra le squadre per il vescovo Caiazzo?
«No. Io sono giallorosso fin da bambino. Perché sono i colori di tutte le città in cui ho vissuto. Prima di tutto Isola Capo di Rizzuto dove sono nato. Che all’epoca, negli anni Sessanta, era sotto la provincia di Catanzaro. Che a sua volta è giallorosso. E Catanzaro senza dubbio rimane il primo grande amore calcistico».
Descriva questo “amore”...
«Finché sono rimasto lì, credo di non essermi perso una partita. Che fosse dallo stadio direttamente e da un balcone di qualche casa che dava sul campo. Erano gli anni d’oro del Catanzaro. Conoscevo tutti i giocatori. Da Claudio Ranieri al simbolo Massimo Palanca. Nomi che in quel momento avrebbero voluto tutte le più importanti società del calcio italiano. Inoltre, ricordiamolo: il Catanzaro è stata a prima squadra calabrese a conquistare la Serie A».
Eccellenza, Isola di Capo Rizzuto è in provincia di Crotone...
«Oggi. Perché nel 1992 è cambiata. Ma ieri era Catanzaro. E comunque noi isolani ci sentivamo catanzaresi e tifavamo Catanzaro. Poi ci siamo adeguati (ride, ndr). A Crotone, d’altronde, ci ho vissuto trent’anni. La squadra della città non attraversava un buon momento. Tanto da essere, persino, radiata dal calcio italiano. Anche nel periodo trascorso a Matera mi ero avvicinato alla squadra cittadina. Quell’anno fece un campionato di Serie C molto strano: miglior attacco, migliore difesa e vetta della classifica nel girone di andata. Poi crollò per questioni societari nel girone di ritorno. Fino alla radiazione».
Il giallo e il rosso continuano a dipingere le sue esperienze anche fuori dalla Calabria?
«Assolutamente sì. Ho studiato teologia a Roma. E mi sono innamorato perdutamente della Roma. Ho vissuto dall’inizio alla fine il campionato 1982-1983, che si concluse con la vittoria dello scudetto. Era la Roma di Di Bartolomei, Nela, Vierchowod, Ancelotti, Conti, Pruzzo. E ovviamente Falcao. Con l’Italia appena diventata campione del mondo. Anni bellissimi».